Politica e Sanità
19 Gennaio 2012La farmacia deve tornare a essere l’unico punto di distribuzione del farmaco sul territorio. Ma la rete dei presidi deve anche guadagnare in flessibilità attraverso una riforma che metta da parte quorum e Pianta organica per preservare soltanto il criterio della distanza, opportunamente strutturato e con le dovute correzioni per rurali e centri storici. Queste le due colonne portanti della proposta di ammodernamento del servizio farmaceutico che l’Utifar illustrerà a Federfarma e Fofi così come al Governo (un incontro è stato richiesto ieri al sottosegretario Catricalà).
Il piano è il frutto di un lavoro di riflessione e analisi che l’Utifar sta conducendo da alcune settimane. «La nostra convinzione» spiega il presidente della società scientifica dei farmacisti, Eugenio Leopardi «è che in questo momento le chiusure non aiutino: occorre cercare un confronto con il governo per convincerlo a scelte ragionate. Dobbiamo far capire che la farmacia non va distrutta ma va soltanto ammodernata difendendone la sostenibilità». Di qui una proposta di riorganizzazione che parte innanzitutto dalla razionalizzazione del sistema distributivo: «Il farmaco deve tornare in farmacia» prosegue Leopardi «quindi va rivista la 405/2001 e la continuità terapeutica ai pazienti in dimissione non deve superare le 48 ore. Alla rimozione della distribuzione diretta, inoltre, va accompagnata una riforma della remunerazione da varare al più presto».
Sull’altro piatto della bilancia, invece, l’Utifar colloca un’estesa revisione delle regole che oggi presiedono distribuzione e apertura delle nuove sedi. «Lo strumento dei concorsi» osserva Leopardi «non funziona, inutile nasconderlo: ritardi e ricorsi lo ingolfano e il risultato è che le farmacie non si aprono. E allora, è nostra convinzione che si debba andare verso un sistema governato da due soli criteri: distanza, da fissare su valori ben diversi dagli attuali, e requisiti strutturali, ossia metratura, laboratorio, dotazioni e personale». Ovviamente, i due parametri verrebbero corretti da forme di tutela per le farmacie dei centri storici (dove gli spazi sono spesso un problema) e incentivi per quelle delle aree rurali. «In sostanza» riassume il presidente dell’Utifar «pensiamo a un sistema non molto diverso da quello tedesco: i giovani avrebbero maggiori opportunità di accesso e alle farmacie verrebbe garantita la giusta sostenibilità senza fughe in avanti e poi marce indietro come Francia e Grecia». Infine, nella proposta Utifar anche una governata apertura della titolarità. «So che il tema è delicato» conferma Leopardi «ma anche qui è bene essere realisti: aprire a soci di capitale per non più del 25% della proprietà significherebbe, tra le altre cose, superare il tema dell’ereditarietà».
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