Politica e Sanità
19 Gennaio 2012Non solo la bozza del decreto sulla Liberalizzazione che sta circolando in questi giorni rischierebbe di decretare il fallimento delle 3.800 parafarmacie oggi presenti sul territorio, come già avevano denunciato venerdì le parafarmacie con l’invio al premier Mario Monti di un fax di protesta, ma in mancanza della liberalizzazione totale della fascia C si limiterebbero le possibilità di sconto ai cittadini, perché le farmacie, in assenza di un canale in concorrenza, non li fanno. La denuncia arriva dai rappresentanti delle parafarmacie (Forum nazionale Parafarmacie, Coordinamento parafarmacie, Mnlf e Anpi), che ieri hanno tenuto una conferenza stampa sugli effetti della liberalizzazione, denunciando che «si dovrà dire addio a 10mila posti di lavoro, 600 milioni di euro di investimenti e 500 milioni di risparmi annui per i cittadini. Le 3.823 parafarmacie si troverebbero, infatti, a competere con ulteriori 5.500 farmacie senza avere nemmeno la possibilità di dispensare i farmaci di fascia C». Senza contare gli effetti per i cittadini: «In cinque anni dalla nascita delle parafarmacie gli italiani hanno potuto risparmiare, grazie alla concorrenza nella vendita dei farmaci di automedicazione, ben un miliardo di euro». Mentre con le indicazioni attese dall''Aifa per delistare i farmaci di fascia C che potranno essere venduti in parafarmacia, i medicinali vendibili sarebbero pochissimi, «pari a un valore di circa 50 milioni di euro di introiti l''anno e con effetti minimi sulla concorrenza». Già adesso, continuano le parafarmacie, per effetto del decreto Salva Italia «sarebbe possibile introdurre sconti anche sui farmaci di fascia C, ma le farmacie non lo stanno facendo, dal momento che non devono confrontarsi con un canale concorrente». Il dato arriverebbe da un’indagine svolta dal Forum nazionale delle parafarmacie in dieci città italiane. Secondo le parafarmacie, con la liberalizzazione totale della fascia C «si potrebbe invece arrivare a un risparmio totale per i cittadini pari a 330 milioni di euro l''anno». Intanto dal Codacons arriva l''annuncio dell''intenzione di presentare un ricorso collettivo al Tar e alla Corte Costituzionale da parte di parafarmacie e farmacisti non titolari di farmacia, «per contestare la non totale apertura alla vendita dei farmaci di fascia C fuori dalle farmacie». «Stiamo raccogliendo le adesioni» spiega il presidente Carlo Rienzi «e appena sarà approvata la legge sulle Liberalizzazioni, nel caso in cui non preveda l''estensione della vendita dei farmaci di fascia C fuori canale ci muoveremo».
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