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Politica e Sanità

01 Febbraio 2012

Sinafo: quattromila sedi in più potenzieranno il servizio


Le quattromila farmacie che, con il decreto sulle liberalizzazioni, si aprirebbero in tutto il paese migliorerebbero il servizio e assicurerebbero ai farmacisti maggiori possibilità di occupazione. Questa almeno è la convinzione del Sinafo, il sindacato nazionale dei farmacisti del Ssn, che in una nota diffusa ieri auspica una «rivisitazione organica del sistema farmacia» per «dare impulso a un settore che da anni si tenta invano di rifondare». Certo, il sindacato è consapevole del fatto che le liberalizzazioni riguardano le farmacie di comunità, cioè un «mondo profondamente diverso da quello del Ssn»; qualcuno quindi potrebbe vedere nell’intervento un’invasione di campo, ma per il Sinafo la questione ruota attorno al binomio farmaco–farmacista anziché farmaco–farmacia, perché «i profili di garanzia e tutela della salute sono notoriamente riconducibili prevalentemente al professionista e non certo alla struttura».
Ai farmacisti del Ssn, dunque, l’ampliamento delle sedi che deriverà dal decreto (più di quattromila nuove farmacie secondi i calcoli del Centro studi dell’università Federico II di Napoli) non soltanto «potenzierebbe l’offerta a vantaggio dei cittadini», ma «costituirebbe anche un sostanzioso aumento dell’offerta di lavoro per i numerosi giovani laureati in cerca di occupazione , senza considerare l’indotto». Per questi motivi, il Sinafo «auspica uno snellimento delle procedure concorsuali, al fine di evitare le lungaggini che molto spesso ostacolano» l’apertura di nuove farmacie. «Come si può pensare» si chiede la nota «che le Regioni riescano, in pochi mesi, a rivedere le piante organiche, organizzare i concorsi , espletarli e assegnare le sedi ai vincitori, senza contare la valanga di ricorsi che verranno intentati». E’ invece interesse della professione, conclude il sindacato, «non rendere impervio il percorso che conduce alla realizzazione della “ conquista “ del posto di lavoro sia nell’ambito della farmacia privata e di quella pubblica, nel rispetto della qualità e sicurezza delle prestazioni e, per quanto riguarda l’accesso, dei criteri meritocratici».

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