Politica e Sanità
21 Febbraio 2012Il pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro, ma anche lo scienziato gentiluomo, schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l’evoluzionismo nei libri scolastici. È Renato Dulbecco (foto), premio Nobel della medicina nel 1975, scomparso ieri alla soglia dei 98 anni, che avrebbe compiuto domani. Dulbecco, come ha riferito all’Ansa Paolo Vezzoni, uno dei suoi più stretti collaboratori al Cnr di Milano, è morto in California dove viveva con sua moglie. Fino a qualche mese fa le sue condizioni di salute erano buone ma nell’ultimo periodo aveva accusato alcuni problemi circolatori. Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere “assaporato” anche chimica e matematica. A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell''università di Torino e segue i corsi dell''anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire. Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino. Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: «senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave», raccontava mezzo secolo più tardi ancora divertito, ripensando all''incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. Dulbecco approda nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia a occuparsi di tumori. Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà oncogeni. Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell'' Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all''Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l''avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un''esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti.
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