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Politica e Sanità

16 Marzo 2012

A carico dei pazienti 30,6 miliardi, low cost cresce


I cittadini spendono di tasca propria 30,6 miliardi di euro, con un aumento dell''8% rispetto al periodo 2007-2010. In questo quadro, il low cost la fa da padrone, con un valore stimato pari a 10 miliardi di euro e una crescita che sarà del 25% l’anno. A scattare la fotografia è il Monitor biomedico 2011, l’analisi del Censis presentata a Roma nell''ambito del Forum per la Ricerca Biomedica. Secondo quanto emerge, ci sono settori dalla copertura pubblica da sempre giudicata inadeguata, come l''odontoiatria, con il 95% della spesa a carico dei privati, pari a quasi 12 miliardi di euro l''anno, e settori, come quello del farmaco, che ha subito tagli pari al 3,5% della spesa pubblica e un incremento della spesa privata del 10,7% nel triennio 2007-2010. In generale, «è stimato in 17 miliardi di euro nel 2015» sottolineano Giuseppe De Rita e Carla Collicelli, presidente e vicepresidente del Censis, «il gap cumulato tra le risorse di cui ci sarebbe bisogno per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Servizio sanitario nazionale (Ssn) avrà a disposizione». Un quadro che sembra andare a tutto vantaggio del low cost, il cui mercato farà registrare una crescita del 25% l''anno. In generale, i prezzi delle prestazioni possono subire ribassi di non meno del 30%, con punte che arrivano a -60% o addirittura, soprattutto su internet, a -85%. La situazione preoccupa i sindacati: «I tagli al Fondo sanitario Nazionale e ai finanziamenti alle Regioni e i piani di rientro» interviene l’Anaao «non fanno che trasferire sulle spalle dei cittadini il costo di bisogni sanitari che non possono essere compressi o rinviati. Si alimenta in tal modo un mercato privato di 30 miliardi di euro e una sanità low cost che diventa un qualsiasi prodotto da consumare, anche se il più delle volte di incerta provenienza e di scarsa affidabilità». «Il fatto che i costi a carico dei cittadini siano così elevati» è il commento di Farmindustria «mette in chiaro che ci sono spazi per modifiche al sistema. La spesa dei cittadini va portata nella compartecipazione. D’altra parte, abbiamo un sistema universalistico basato su dati anagrafici diversi da quelli reali, con 3,5 milioni di cittadini over 80».

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