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Politica e Sanità

16 Maggio 2012

Liberalizzazioni, ancora incerto il destino del ddl integrativo


Cominciano già a farsi incerti i destini del ddl approvato la settimana scorsa dal Governo per dettare disposizioni integrative sulle liberalizzazioni dell’articolo 11. Ancora non risulta che il testo sia approdato alle Camere e tra gli osservatori si fa fatica a trovare una spiegazione: i correttivi del disegno di legge su direzione della farmacia (applicazione rinviata di tre anni, con esclusione dei rurali sussidiati) e sul concorso straordinario (rimosso il limite dei 40 anni per la partecipazione associata) dovrebbero entrare in vigore in tempi rapidissimi, per anticipare i bandi di gara che le Regioni dovrebbero emanare entro fine giugno e stoppare la scadenza imposta da qualche Asl ai titolari ultra65enni per la nomina del direttore.
Invece l’impressione è che il Governo si sia impigrito, quasi si fosse dimenticato delle considerazioni che avevano spinto il ministro Balduzzi a tornare sulle liberalizzazioni con questo ddl. Per ripassarle basta scorrere la relazione che i tecnici del suo dicastero hanno allegato al testo: sulle farmacie soprannumerarie, per esempio, è scritto a chiare lettere che senza le precisazioni dettate dal disegno di legge (che definisce tali le sedi istituite in base al solo criterio topografico) tutti i titolari dei comuni con un numero di farmacie superiore a quello spettante in base al parametro demografico «potrebbero ritenersi legittimati a iscriversi al concorso»; sulla partecipazione associata, i tecnici della Salute scrivono che il limite dei 40 anni rischierebbe di essere censurato «sotto il profilo costituzionale e del rispetto della normativa comunitaria»; sulla Pianta organica (abolizione delle sedi e libero spostamento delle farmacie sull’intero territorio comunale, previa autorizzazione del sindaco) «l’intervento regolatorio intende evitare e superare qualsiasi possibile contenzioso» per realizzare un sistema di assegnazione delle farmacie «lineare e coerente» anche attraverso «l’abrogazione dell’istituto del decentramento».
È in sostanza la conferma di quello che gli esperti dicevano da settimane: l’articolo 11, così com’è stato riscritto dalla commissione Industria del Senato, toglierà forse lavoro alle farmacie ma certo ne darà tanto agli avvocati. Resta da capire perché, alla luce di queste infauste previsioni, il Governo abbia voluto imboccare la strada del ddl anziché quella della decretazione d‘urgenza. Ma forse questo si capirà meglio nei giorni a venire, quando risulterà più chiaro il livello di priorità che spetta al provvedimento.

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