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Politica e Sanità

01 Giugno 2012

Farmacisti al secondo posto per redditi dopo i notai


Nella classifica dei redditi soggetti a studi di settore i farmacisti sono al secondo posto, dopo i notai, con un reddito lordo di circa 110mila euro per il 2010. Il dato, frutto dell’analisi del dipartimento delle Finanze, è rimbalzato su tutti i quotidiani di ieri e ha subito destato la reazione di Annarosa Racca, presidente di Federfarma, che ha precisato: «Il reddito va più correttamente riferito alla farmacia, da intendersi come impresa». Il che significa che si tratta di «un reddito lordo, su cui gravano le imposte, oggi prossime al 50%, che comprende gli utili riconosciuti ai farmacisti soci o ai familiari che lavorano in farmacia». Caso mai, quello che emerge dalla fotografia scattata dalle Finanze, è che «da oltre dieci anni i redditi delle farmacie appaiono calanti in termini reali, a causa della costante riduzione del prezzo dei farmaci e del progressivo, cospicuo aumento delle trattenute poste a carico delle farmacie». Per questo, è l’appello della Racca, «è urgente un nuovo modello di remunerazione del servizio farmaceutico e il rinnovo della Convenzione, scaduta da anni, oltre a una riconsiderazione degli studi di settore per tener conto delle numerose variabili negative intervenute sui bilanci delle farmacie negli ultimi anni a seguito dei provvedimenti adottati da Parlamento e Governo, tra le quali l’apertura di 5.000 nuove farmacie recentemente approvata». Secondo la classifica delle Finanze al primo posto ci sono i notai con 318mila euro (con un aumento del 2,4% rispetto al 2009, le farmacie sono invece rimaste invariate), mentre al terzo gli studi medici con quasi 70mila euro. Dal punto di vista dei ricavi medi le farmacie sono al quarto posto con oltre 1,2 milioni di euro (al primo posto il commercio all’ingrosso di metalli con 1,3 mln). Convincono poco la stampa generalista categorie come i gioiellieri che, con redditi medi dichiarati di 17mila euro, si trovano nella parte bassa della classifica, mentre Repubblica ricorda che per i farmacisti «l’evasione è quasi impossibile».  

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