Politica e Sanità
05 Giugno 2012Nuove molecole in studio e conferme dalle sperimentazioni in fase avanzata su farmaci e strategie antitumorali arrivano dalla 48ma edizione dell’Asco, appena conclusasi a Chicago. Tra le conferme, l’efficacia di vemurafenib nel melanoma metastatico. Il farmaco, approvato di recente dall’Ema, agisce sulla mutazione Braf V600 presente nel 50% dei pazienti. In un aggiornamento dello studio Brmi3 di fase III, rispetto alla chemioterapia vemurafenib ha confermato i benefici rispetto alla chemioterapia standard raggiungendo, secondo Paolo Ascierto, vicedirettore dell’Unità oncologica e medicina innovativa dell’Istituto Pascale di Napoli, la più alta sopravvivenza, rispetto alla chemioterapia, mai raggiunta in un trial clinico sulla malattia avanzata. Del tutto nuovo invece il meccanismo d’azione di afatinib, farmaco sperimentale che inibisce irreversibilmente i recettori della famiglia ErbB. Nella sperimentazione come terapia di prima linea in pazienti con carcinoma polmonare portatori delle più comuni mutazioni di Egfr, la sopravvivenza libera da progressione della malattia supera l’anno contro i quasi 7 mesi che si ottengono con chemioterapia standard. Presentati anche i risultati ottenuti con bevacizumab in due diversi ambiti. Nello studio Ml18147 di fase II ha migliorato nei casi di tumore del colon retto metastatico, la sopravvivenza generale, riducendo la mortalità del 19% e la progression free survival tagliando del 32% il rischio di progressione. La stessa molecola in combinazione con chemioterapia ha ridotto del 52% la progressione di tumore ovarico ricorrente e difficile da trattare, rispetto alle donne trattate con la sola chemioterapia. Miglioramento della sopravvivenza senza peggioramento della malattia anche nelle pazienti affette da tumore al seno Her positivo, trattate con trastuzumab emtansine. Lo ha dimostrato lo studio Emilia, in cui il farmaco ha soddisfatto l’endpointo co-primario riducendo del 35% il rischio di progressione o di morte, rispetto alla sola chemioterapia. Infine, raddoppio della progression free survival, dal 31,2 a 69,5 mesi, con la strategia di combinazione di bendamustina e rituximab nei linfomi indolenti e mantellari di nuova diagnosi naive, rispetto all’attuale standard di trattamento Chop-R.
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