Politica e Sanità
13 Luglio 2012Calendario alla mano fanno nove giorni lavorativi. Poco più di una settimana è il tempo che separa Federfarma e Fofi dalla prima riunione del tavolo sulla riforma della remunerazione. Alla quale le due sigle dovranno presentarsi con le idee chiare sulle proposte da mettere sul tappeto. Il discorso riguarda soprattutto i modelli, perché allo stato attuale delle riflessioni non tutti i dilemmi sembrano superati.
È un discorso che vale soprattutto per il sindacato titolari, dove si è arrivati a costituire un gruppo di lavoro dedicato (due riunioni in programma la prossima settimana) nonostante la questione fosse già in carico al Centro studi e a Promofarma. Le incertezze che andranno superate prima del 25 luglio sono di due ordini. Innanzitutto quelle relative all’effettiva utilità della riforma: la maggioranza delle associazioni è per dire addio al sistema attuale, ma il fronte dei contrari non si riduce a un’esigua minoranza e mette assieme due regioni importanti come Lazio e Campania, più fette varie di altre parti dello Stivale (Lombardia, Puglia, Sicilia…).
E poi ci sono i dilemmi relativi al modello da portare al tavolo. Tra i vertici del sindacato le preferenze vanno sempre a un sistema misto alla “tedesca” (quota fissa a scatola più percentuale sul prezzo), ma resta ancora qualche incertezza tra quota unica per tutti i farmaci o quote differenziate in quattro fasce di prezzo (per accontentare quelle regioni dove il valore medio della ricetta e più alto e il passaggio al sistema misto risulterebbe negativo). E poi ci sono le proposte alternative. Un gruppo di unioni regionali raccolto attorno a Federfarma Piemonte, per esempio, vede meglio un sistema alla “svizzera” (o all’inglese) in cui le farmacie sono remunerate anche per i servizi e l’attività professionale (farmacovigilanza, scheda paziente, compliance eccetera). Al momento è una posizione minoritaria, ma potrebbe trovare qualche sponda sul lato Ministero tenuto conto che nella convocazione del tavolo firmata mercoledì sera da Balduzzi i punti all’ordine del giorno sono due: «nuovi criteri di remunerazione della assistenza farmaceutica convenzionata e rapporto tra distribuzione diretta e per conto» da una parte e «criteri di remunerazione dei nuovi servizi della farmacie di cui al d.lgs 153/2009» dall’altra. E per chiudere c’è la proposta di Federfarma Lazio, che sulla scorta dello studio condotto dalla facoltà di Economia della Sapienza di Roma propone – se proprio si deve cambiare – un modello “ibrido”: farmaci divisi in tre fasce in base al prezzo al pubblico, margine confermato per i farmaci della fascia intermedia e quota fissa per le altre due.
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