Politica e Sanità
06 Settembre 2012«Non è in dubbio la qualità dei farmaci equivalenti, aumentarne la prescrizione permetterà al Servizio sanitario di risparmiare risorse che potranno essere reinvestite nella sanità». Lo afferma Aurelio Sessa, presidente Simg Lombardia, parlando dei farmaci generici, nell’ambito del dibattito, tuttora aperto, attorno alla norma che obbliga il medico a indicare il nome della molecola del farmaco di cui è disponibile un equivalente, nella prescrizione a pazienti con nuova diagnosi o per trattamenti in acuto. Restano ancora da risolvere alcuni aspetti, su cui il mondo scientifico e sindacale prosegue la discussione. Tra questi, ricorda Sessa, la necessità di uniformare le modalità per motivare la non sostituibilità in modo sintetico. Si sta pensando all’uso di sigle: «Il decreto chiede che la motivazione di questa scelta sia tracciabile» ricorda Sessa «e si sta decidendo su due sigle che riassumano la volontà espressa come “scelta dell’assistito” e per “motivi clinici”. Entro la metà di settembre verrà definito questo punto e dovrà essere operativo». Inoltre, segnala Sessa, bisognerà prestare attenzione alle fasce più vulnerabili. «Sarà il farmacista» sottolinea «a dispensare il farmaco generico con il costo più basso che in quel momento ha a disposizione. Ciò significa che con la prescrizione successiva il paziente potrebbe ricevere la stessa molecola ma con un marchio diverso, quindi una confezione diversa, compresse di colore e forme diverse. Questo potrebbe generare confusione soprattutto nei pazienti anziani o che seguono terapie con più farmaci». Tra le proposte in dibattito, aggiunge Sessa, quella di «indicare nelle ricette successive alla prima prescrizione il nome del generico che è stato dispensato dal farmacista la prima volta». Anche in questo caso si manterrebbe il risparmio: «I prezzi dei generici sono abbastanza simili tra loro, e se ci fosse una diversificazione, il farmacista è tenuto a proporre quello con il prezzo più basso».
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