Politica e Sanità
07 Settembre 2012Sulla remunerazione delle farmacie Federfarma pensa a una riforma in tre atti, da giocare su tavoli e con interlocutori di volta in volta differenti. In attesa che dall’Aifa arrivi la convocazione per iniziare a discutere di modelli e cifre, il sindacato alza il velo sulla piattaforma con cui si presenterà davanti all’Agenzia per trattare del nuovo sistema di remunerazione. Farmacista33 ha chiesto a Gianni Petrosillo, amministratore delegato di Promofarma (la società di servizi di Federfarma che sta coordinando analisi e studi sui possibili modelli) di fare il punto della situazione.
Petrosillo, all’assemblea generale di mercoledì avete esposto i cardini della vostra proposta. Vogliamo dare qualche numero?
No, niente numeri per il momento. E non solo perché non vogliamo scoprire troppo presto le nostre carte e aiutare la controparte: il fatto è che sulle cifre c’è ancora qualcosa da limare quindi sarebbe prematuro.
Allora parliamo di modelli…
Quello si può dire ormai definito. La nostra proposta prevede il passaggio da una remunerazione a percentuale a una mista con quota fissa più percentuale. Quota fissa unica, senza fasce differenziate come si ipotizzava tempo addietro.
Insomma si conferma la preferenza per il modello tedesco. Suvvia, dia un’indicazione almeno sull’ammontare della quota fissa…
Le assicuro, le cifre non sono ancora definitive. Non è un lavoro facile ragionare sui numeri: il nostro obiettivo è quello di mettere in piedi un sistema che “fotografi” i fatturati Ssn di oggi, ma questo significa mediare tra differenze regionali consistenti. C’è la regione in cui il valore della ricetta è basso ma quello della dpc o della diretta è alto, c’è quella dove avviene il contrario e via di seguito. Lavoriamo assiduamente su proiezioni e simulazioni: il fatto per esempio di esserci concentrati su una quota fissa unica per tutti, da indicizzare all’inflazione, è dovuto alla decisione di affidare alla parte percentuale della remunerazione il compito di assorbire le differenze regionali.
Non tutti i titolari si sono convinti della necessità di abbandonare il margine. Lei che risponde?
Innanzitutto passare al sistema misto ci consentirà di stabilizzare i fatturati, in calo costante da anni con effetti evidenti sulle farmacie: quest’anno i ritardi nei pagamenti ai fornitori hanno raggiunto livelli preoccupanti. Poi con la riforma contiamo di riportare nel canale i farmaci che oggi stanno nella distribuzione diretta o in quella ospedaliera. Non sarà facile convincere le Regioni e dovremo essere bravi a trovare gli argomenti e le proposte giuste, ma vogliamo riuscire a dimostrare che riportando il Pht in farmacia le amministrazioni risparmiano e migliorano il governo della spesa farmaceutica.
E sui servizi?
Qui entra in gioco il nostro percorso a tre tappe. La prima fase è quella della trattativa con l’Aifa per il passaggio al sistema misto. All’Agenzia, però, diremo chiaramente che la quota fissa che proporremo copre soltanto quello che oggi le farmacie già fanno. Ma i titolari sono disponibili a fare di più, purché siano remunerati adeguatamente: non parliamo dei servizi del d.lgs 153/2009, ma di prestazioni come la presa in carico del paziente, l’aggiornamento del fascicolo sanitario elettronico e altri interventi connessi al farmaco. L’obiettivo è quello di ottenere dall’Agenzia un impegno scritto per intavolare un secondo accordo, da discutere anche con le Regioni e da concludere dopo la scadenza fissata dalla spending review per la prima intesa (metà novembre, ndr).
E questa immagino sarebbe la seconda fase. E la terza?
Arrivare alla remunerazione dei servizi del decreto Fazio. In questo caso il mezzo è ovviamente il rinnovo della Convenzione, quindi vanno sensibilizzate le Regioni e va aperta la trattativa con la Sisac.
Per riassumere, con il sistema misto le farmacie stabilizzano i fatturati Ssn e i servizi saranno la carta per accrescerli…
Non proprio. I fatturati si stabilizzano a parità di volumi, ma noi contiamo di aumentarli con il riassorbimento della distribuzione diretta. E se i nostri argomenti si dimostreranno convincenti, forse un giorno le Regioni cominceranno a spostare in farmacia anche la distribuzione di alcuni farmaci che oggi restano ancora i H per mere opportunità economiche.
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