Politica e Sanità
19 Settembre 2012Prima di parlare di convenienza della dpc sulla distribuzione diretta sarebbe opportuno lasciare che sia un’indagine di respiro nazionale a misurare i costi dei due canali. È, in sintesi, il pensiero del Sinafo (il sindacato nazionale dei farmacisti pubblici) sulla ricerca condotta recentemente dal Cref in un’Asl del Nord-est. Come si ricorderà, lo studio misurava in un 30% circa i risparmi che le aziende sanitarie avrebbero ricavato dalla distribuzione del Pht attraverso le farmacie del territorio. «Senza entrare nel merito della validità del metodo utilizzato» è la risposta che arriva da Antonio Castorina e Roberta Di Turi, segretario e vicesegretario nazionale del Sinafo «riteniamo che i risultati della ricerca dovrebbero trovare le necessarie conferme in una indagine che coinvolga le diverse realtà italiane». Nella quale, sottolinea il sindacato, dovrebbero essere presi in considerazione i costi “medi” regionali sostenuti in entrambe le tipologie di distribuzione. «Solo così» proseguono Castorina e Di Turi «si potrebbero meglio apprezzare le dimensioni economiche delle due alternative, lasciando poi a un confronto sereno e obiettivo il compito di definire ruolo e funzioni all’interno della catena distributiva nelle diverse regioni». Il tutto per potere poi arrivare a «un’auspicabile omogeneizzazione organizzativa a livello delle varie regioni». Consapevoli dell’attuale scarsità di risorse, ricordano al Sinafo, «dobbiamo contribuire tutti a qualificare ed ottimizzare sempre di più la spesa farmaceutica contenendo, per quanto possibile, i costi che gravano sulla gestione. Quindi, i dirigenti farmacisti ospedalieri e territoriali del Ssn ribadiscono la propria totale disponibilità a rendere pubblici i costi reali della distribuzione diretta e a un confronto con le altre realtà organizzative».
In ogni caso, ricorda ancora il sindacato, ci sono parecchie esperienze che confermano la convenienza economica della distribuzione diretta: «In Sicilia» osservano Castorina e Di Turi «sono stati realizzati risparmi per diversi milioni di euro, mentre nel Lazio la Corte dei Conti ha censurato la Regione nel 2009 per la mancata estensione della distribuzione diretta nelle Asl. La nostra organizzazione è quindi pronta, dove invitata, a partecipare ai diversi tavoli tecnici istituiti per cercare reali soluzioni organizzative al fine di dare le soluzioni più appropriate alle esigenze assistenziali nell’ottica delle giuste esigenze correlate al rigoroso controllo della spesa».
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