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Politica e Sanità

24 Settembre 2012

Ricerca Cref, Federfarma replica al Sinafo: sì a studio allargato


Federfarma è pronta a collaborare con il Sinafo per avviare uno studio allargato sui costi della distribuzione diretta. È la risposta dei titolari di farmacia al comunicato con cui martedì scorso il sindacato dei farmacisti ospedalieri aveva commentato lo studio condotto dal Cref (Centro ricerche economia e formazione) sui dati dell’Asl di Trieste: troppo ristretto il campione di ricerca, era in sintesi il pensiero del Sinafo, meglio affidare ogni riflessione a una ricerca «che coinvolga le diverse realtà italiane» e per la quale i farmacisti del Ssn sono pronti a «rendere pubblici i costi reali della distribuzione diretta».
Un’offerta che Federfarma definisce «apprezzabile»: «tali dati» ricorda il sindacato titolari «non sono mai stati resi pubblici e uno dei meriti della ricerca del Cref è stato proprio quello di far emergere il problema: non è un caso che la ricerca abbia richiesto un approfondimento di diversi mesi a causa della difficoltà di estrapolare le varie voci di costo dai bilanci della Asl». Né va dimenticato che l’azienda sanitaria posta sotto osservazione vanta «un discreto livello di efficienza», quindi altrove i costi rispetto all’opzione dpc potrebbero risultare ancora più elevati.
Precisazioni al commento del Sinafo, infine, arrivano anche dalle farmacie siciliane. «Nel comunicato si parla di svariati milioni di risparmi per la Regione grazie alla distribuzione diretta» osserva il presidente di Federfarma Sicilia, Francesco Mangano «ma finché non si mettono sul tavolo i dati relativi ai costi reali, rimangono affermazioni indimostrate. Le Asl facciano vedere le cifre, se il risparmio verrà confermato sarò io il primo a esserne non solo lieto ma addirittura orgoglioso, perché sarebbe uno di quei rari casi in cui un’amministrazione del Sud si dimostra più efficiente di un’amministrazione del Nord. E attenzione: verificati i costi diretti, non dimentichiamo di mettere tra quelli indiretti la spesa sociale causata dal tempo che i cittadini perdono per andarsi a procurare il farmaco nei centri di distribuzione. Nella mia provincia, Messina, la gente è costretta a farsi anche 60 chilometri».

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