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Politica e Sanità

28 Settembre 2012

Veneto, Belluno non ci sta: accordo dpc non è dietro l’angolo


Non c’è stata nessuna accelerazione sull’accordo veneto per la dpc. E i problemi che finora ne hanno rallentato il cammino rimangono tutti sul tappeto. Precisazioni con il sapore di smentita da Roberto Grubissa, presidente di Federfarma Belluno e segretario nazionale del Sunifar: lunedì scorso Guido Bonetto, presidente regionale del sindacato veneto, aveva dato per vicina la stipula dell’intesa, a condizioni che comprendevano una quota fissa di 8,50 euro a pezzo e l’impegno della Regione a movimentare sulla dpc almeno un milione di pezzi. Per Grubissa, invece, la trattativa è ancora aperta. E sul tema non c’è stato nessuno scambio di vedute tra Federfarma e Regione: «E’ vero che venerdì scorso ci siamo visti con l’assessore Coletto» spiega «ma non si è parlato di dpc. Certo la Regione ha fretta di chiudere, ma questo non basta a dire che l’accordo è buono». Il problema è rappresentato proprio dai volumi della dpc: «Possono anche darmi venti euro a confezione» dice Grubissa «ma se poi in un anno dalla mia farmacia passano solo due pezzi, comunque ci perdo». La Regione si impegnerebbe per un milione di scatole, ma a Federfarma Belluno non basta. «Un milione in tutto il Veneto significa una settantina di confezioni per farmacia, non è niente. Io voglio un impegno sui volumi da parte di ogni singola Asl, perché qui abbiamo aziende ben organizzate, che distribuiscono parecchioe e danno fuori pochissimo, come la mia, e altre che invece non sono attrezzate e quindi fanno passare tutto dalla dpc. Io voglio solo patti chiari e cifre precise, qua stiamo parlando della sopravvivenza di rurali e piccole farmacie». Per questo stesso motivo, Grubissa non condivide il percorso ipotizzato da Bonetto per la chiusura dell’accordo, attraverso un voto a maggioranza del consiglio. «Non lo possono fare. Qua c’è in ballo un possibile danno per l’impresa-farmacia, se vanno in consiglio e lo fanno passare a maggioranza io mi rivolgo al giudice e chiedo i danni. Ho dalla mia il parere dei legali».

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