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Politica e Sanità

18 Ottobre 2012

Remunerazione, le farmacie si interrogano sulle ricadute


“Si ma alla fine dei conti come ci va??” Si rincorrono domande di questo tenore in rete, dopo l’accordo raggiunto ieri tra Aifa e associazioni di categoria sul nuovo metodo di remunerazione per la filiera distributiva del farmaco. Ognuno col suo caso specifico, ognuno col suo fatturato e con la sua media di ricette giornaliera, che cerca di capire che impatto avrà l’accordo sul suo caso singolo. Quel che è certo, per il momento, è che ci saranno ricadute diverse non solo da regione a regione, ma anche da farmacia a farmacia. «I ragionamenti sono stati fatti in termini di sistema e non di microeconomia» spiegano Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, commercialisti bolognesi che hanno rappresentato Federfarma Servizi al tavolo con l’Aifa. «Nella microeconomia c’è chi ci guadagna subito, chi più lentamente e chi ci perde qualcosa. Ed è normale vada così». Quello che è certo per i due commercialisti è che si tratti di un punto di partenza per il rilancio commerciale della farmacia «il grande pregio dell’accordo raggiunto è che consente di frenare il crollo della redditività in atto. Il parametro di riferimento è quello del bilancio 2013 non dei bilanci passati. In quest’ottica è determinante il principio dell’invarianza dei costi sostenuti dal Ssn che come sottolinea anche il presidente di Federfarma Annarosa Racca «renderà più conveniente per la parte pubblica distribuire in farmacia anche i medicinali che oggi sono distribuiti da ospedali e Asl. E mentre calcolatrici alla mano ognuno fa i propri conti, le associazioni firmatarie rivendicano l’accordo raggiunto. «L’ipotesi di accordo allinea l’Italia ad altri paesi europei (come Belgio, Germania, Svizzera e Francia) che hanno già introdotto un sistema analogo a quello individuato dall’accordo, basato su una quota fissa per ciascuna confezione di farmaco e una ridotta quota percentuale» sottolinea Racca. D’accordo Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, che parla di «una prima tappa per dare più professionalità al farmacista che è stata raggiunta in unità. Un fatto da non sottovalutare visti i diversi interessi in campo». Il prossimo passo, secondo Gizzi, in attesa del passaggio dalla Conferenza Stato-Regioni, «sarà quello di ragionare su distribuzioni alternative come la distribuzione per conto». Quanto alle diverse ricadute sulle diverse realtà per il presidente di Assofarm «è inevitabile. La farmacia è un’impresa, c’è chi ci guadagna e chi ci perde qualcosa. Noi abbiamo provato a difendere gli interessi della maggior parte dei colleghi». D’accordo anche il segretario del Sunifar Roberto Grubissa, che rappresenta una parte debole della filiera, quella delle farmacie rurali. «È un passaggio epocale» dice Grubissa «grazie al quale la farmacia diventa molto più concorrenziale rispetto agli altri mercati. Ora ci inseriamo a pieno titolo nel contesto delle liberalizzazioni». Quanto al timore di penalizzazioni, che molti farmacisti evocano in rete e nei forum dedicati, il segretario di Sunifar, rivendicando lo sforzo fatto, sottolinea come ci sia «una grande disomogeneità sul territorio, noi abbiamo lavorato al massimo e abbiamo “portato a casa” un buon risultato, tenuto conto che in un primo momento l’Aifa non prendeva neanche in considerazione la tutela delle rurali». L’ipotesi è ora al vaglio degli organi collegiali delle organizzazioni firmatarie per l’approvazione. Il 23 ottobre è stata convocata l’assemblea nazionale di Federfarma «l’occasione per affrontare tutti i nodi emersi» sottolinea Grubissa. Successivamente l’Aifa, dopo una valutazione tecnica con i rappresentanti delle Regioni, invierà il testo al Ministero della salute che dovrà emanare, di concerto con il Ministero dell’economia, il decreto attuativo, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Marco Malagutti

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