Politica e Sanità
22 Ottobre 2012Con la riforma della remunerazione della filiera distributiva è diventato indifferibile mettere in discussione l''esclusione dei farmaci innovativi dalla dispensazione in farmacia, motivata originariamente da ragioni di natura economica che con il nuovo sistema vengono a decadere. A dirlo, Luigi d''Ambrosio Lettieri, segretario della commissione Sanità del Senato, nell''ambito del question-time. «Se fossero applicati anche agli innovativi i nuovi criteri della remunerazione, si otterrebbero indubbi vantaggi economici, si farebbero passi in avanti nell''appropriatezza e sarebbero superate le inaccettabili difformità di accesso alle cure tra le varie regioni. Come avviene ormai da tempo in molti dei principali Paesi europei quali Germania, Inghilterra, Francia e Belgio, credo sia arrivato il momento, anche per i farmaci innovativi, di introdurre in Italia la cosiddetta dispensazione fee for service, che include anche l''attività di monitoraggio sull''aderenza terapeutica e sui livelli di efficacia del trattamento farmacologico». Al tema dei farmaci innovativi Laura Fabrizio, presidente Sifo, aveva dedicato il suo intervento nel corso del Congresso della società, sottolineando in particolare l’importanza della norma contenuta nel decreto Balduzzi sull’immediata disponibilità degli innovativi in tutte le regioni dopo il parere favorevole della commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, senza quindi attendere le commissioni regionali e provinciali. Fabrizio ha messo in rilievo l’importanza del ruolo dell’Aifa nell’applicare la norma, soprattutto nella definizione stessa di innovatività. A questo proposito ha ricordato «lo strumento formidabile» dei Registri avviati dall’Agenzia, che hanno il compito di «valutare l’impatto nella pratica clinica degli innovativi di recente autorizzazione sotto il profilo della sicurezza e appropriatezza». Strumenti importanti la cui gestione però può essere migliorata: «I dati dei Registri non sono resi disponibili a medici e farmacisti ospedalieri e inoltre le risorse recuperate grazie al loro utilizzo non vengono reinvestite nell’assistenza farmaceutica».
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