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Politica e Sanità

25 Ottobre 2012

Decreto Balduzzi verso la fiducia al Senato


Il decreto Balduzzi, causa tempi troppo stretti, va verso la fiducia al Senato, in modo da concludere l’iter con la seconda lettura senza ulteriori modifiche. L’annuncio è stato dato ieri in commissione Igiene e Sanità dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, lasciando i relatori «amareggiati». «Constatiamo con amarezza che per il governo la sanità non è un tema prioritario» ha commentato Daniele Bosone, uno dei relatori del provvedimento. Per altro, aggiunge l''altro relatore Michele Saccomanno, sui 160 emendamenti inizialmente presentati ne «avevamo concordati solo otto, sui quali c''era la disponibilità anche dei gruppi alla Camera per approvarli in terza lettura in tempo utile. Si tratta quindi di una chiusura da parte del governo». Le tematiche al centro degli emendamenti si concentravano soprattutto su rischio clinico, assicurazioni e utilizzo del personale dipendente nelle strutture territoriali. Ora in commissione si sta valutando - ipotesi già avanzata nei giorni scorsi - di utilizzare un altro veicolo normativo, come per esempio il Ddl sulla sperimentazione clinica. Un percorso però, continua Bosone, «un po’ più lungo e soprattutto più incerto». «Approvare con due voti di fiducia una riforma strutturale della sanità è un errore gravissimo» si aggiunge al coro delle proteste Ignazio Marino, presidente della commissione d''inchiesta sul Ssn, «anche perché il decreto è di fatto un provvedimento-annuncio, in particolare su cure primarie e intramoenia, che andrebbe profondamente modificato e che così com’è non è votabile». Anche Costantino Troise, segretario nazionale Anaao-Assomed, mette l’accento sulla gravità della situazione «per la sanità e il senso civico del Paese». «Dopo avere permesso la cura dimagrante che la commissione Bilancio della Camera ha imposto, con argomentazioni spesso speciose e non dimostrate, ora si chiede un’altra fiducia per non correre il rischio che il Senato emendi e migliori la legge. La sanità è nei programmi del Governo solo come fattore di spesa, da tagliare prima e più degli altri, un capro espiatorio della crisi, un laboratorio dove si sperimentano ricette di privatizzazione».

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