Politica e Sanità
12 Novembre 2012Arrivano già dalle farmacie le prime reazioni e le riflessioni su quali possano essere gli scenari all’indomani dell’incontro saltato che l’Aifa aveva indetto per trovare un nuovo accordo sulla remunerazione dopo i rilievi dei ministeri della Salute e dell’Economia mossi all’intesa del 16 ottobre. A emergere, leggendo per esempio tra i commenti riportati nei forum, è la preoccupazione per l’articolo contenuto nella Spending review secondo cui, in mancanza di un’intesa entro il 15 novembre, la palla passa ai ministeri di Salute ed Economia che dovranno emanare «un decreto, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le provincie autonome, e sentite le Commissioni parlamentari competenti». Uno scenario, questo, ventilato anche da Federfarna Lazio, secondo cui però potrebbe essere più probabile che il ministro della Salute «sia tutt''altro che ansioso di premere il piede sull''acceleratore della nuova remunerazione e, anzi, consideri con attenzione l''ipotesi di affrontare la materia con maggiore ponderazione. La posizione, per quanto mi è dato conoscere» scrive in una nota il presidente Franco Caprino «avrebbe seguito crescente tra le Regioni, che, pur non abbandonando la possibilità di realizzare qualche ulteriore economia dall''introduzione di uno schema di remunerazione della distribuzione farmaceutica, non disprezzano l''idea di approfondire il confronto, a partire dalla falsariga dei contenuti dell''accordo del 16 ottobre». In questo scenario, oltre tutto, la Spending review «non indica espressamente alcuna scadenza per il varo del provvedimento successivamente al mancato raggiungimento dell''accordo tra le sigle più rappresentative della filiera. Si può allora ragionevolmente ritenere che davanti alla farmacia si apre una finestra di tempo che - se convenientemente utilizzata - potrebbe consentire di precostituire le condizioni per pervenire a un nuovo schema di remunerazione». Da qui allora il dubbio di Federfarma Lazio rispetto alla politica espressa nella lettera aperta di giovedì dei vertici nazionali: vale veramente la pena «arroccarsi a difesa del caro estinto», cioè dell’intesa già siglata? «Anche se, in ipotesi, fosse il miglior accordo del mondo, gli avvenimenti recenti ci dicono che non è la frontiera sulla quale la farmacia può attestare la sua linea di difesa. Perché, da quella parte, Salute e Mef hanno già sfondato», con le critiche mosse. Sull''opportunità di eventuali iniziative sindacali voci dissonanti sulle forme di protesta quali una serrata o la disdetta della convenzione: «Ma davvero converrebbe ai farmacisti generare disagi al pubblico? L’immagine del farmacista già non gode di ottima salute» e «magari potrebbe anche essere un pretesto per peggiorare addirittura la situazione: il governo potrebbe inasprire la legislazione in merito questa volta con il favore popolare». Sulla situazione anche Fenagifar si dice preoccupata e ribadisce «la validità dell’accordo siglato il 16 ottobre». Noi farmacisti «siamo disponibili a discutere all’interno degli accordi sottoscritti e ad armonizzare le normative in contrasto con problematiche sopravvenienti; gli ulteriori passaggi, previsti dalla normativa, permetteranno di limare le imperfezioni evidenziatesi, una delle quali è rappresentata dalla necessaria tutela del potere d’acquisto dei cittadini, che non va penalizzato».
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