Politica e Sanità
23 Novembre 2012Il principio attivo dovrà comparire sempre sulla ricetta, anche qualora il medico scelga di affiancarlo all''indicazione di una precisa marca del farmaco. È questo il risultato di un accordo fatto nella serata di mercoledì al Senato che renderebbe vani gli emendamenti presentati dai senatori al decreto sviluppo che puntavano a cancellare l’obbligo.
Il testo prevede che il medico, nel prescrivere una nuova terapia “indichi nella ricetta la denominazione del principio attivo”, “oppure la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo accompagnata dalla denominazione di quest''ultimo”. L''indicazione di una specifica marca resta vincolante per il farmacista quando sia indicata la non sostituibilità e quando il farmaco abbia un prezzo pari a quello di rimborso “fatta salva diversa richiesta del cliente”. Una novità accolta con favore dai medici di medicina generale della Simg riuniti a Congresso a Firenze. «Da 10 anni a questa parte» spiega Ovidio Brignoli, vicepresidente Simg «incoraggiamo i medici a fare terapia con equivalenti. E non ci hanno mai intrigato le polemiche sulla bioequivalenza tra farmaci. L’unica avvertenza potrebbe essere quella di dare continuità alla terapia con lo stesso tipo di generici, nel caso di malattie croniche, in modo da semplificare la prescrizione. La nostra convinzione è che la maggiore prescrizione di generici possa liberare molte risorse. I dubbi vengono tutt’al più da come vengono riutilizzate, una via auspicabile potrebbe essere quella di dirottarle verso i farmaci innovativi».
Marco Malagutti
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