Politica e Sanità
11 Dicembre 20124185. È questo il numero di farmacie che si paventava venissero aperte mentre in realtà ne verranno aperte il 50% in meno. È quanto rileva un comunicato del Movimento nazionale liberi farmacisti che prende a esempio sei Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana e Lazio. In queste regioni si prevedevano 2398 nuove sedi farmaceutiche, nella realtà ne sono state messe al bando 1205, secondo la nota Mnlf. I responsabili, secondo la valutazione dell’Associazione sono Regioni e Comuni: «I primi per non aver svolto nella fase di controllo delle scelte dei Comuni i dovuti controlli, i secondi per aver fatto nella maggioranza dei casi valutazioni al ribasso, con la quasi costante rinuncia a istituire una nuova farmacia quando la popolazione aveva superato il 50% del quorum (1651)». Ma anche i farmacisti titolari avrebbero responsabilità «nella scelta delle zone ove istituire le nuove sedi» spesso e volentieri, secondo i Liberi farmacisti «in mezzo ad un mare… o se preferite "deserto" del nulla». Ai dubbi di Mnlf risponde Maurizio Cini, docente di legislazione farmaceutica all’Università di Bologna che si chiede a quale «previsto» si faccia riferimento parlando del numero di sedi. «Confrontando i numeri riportati si può verificare che si tratta di un numero di farmacie, per singola regione, pubblicato, a suo tempo, su di un sito della Farma.For s.r.l. di Mercogliano (AV) i cui calcoli, teoricamente esatti, presentano due vizi di fondo» spiega Cini. «Il primo riguarda il fatto che il calcolo si basa sulla presunzione che in ogni comune italiano venga istituita una farmacia, indipendentemente dal numero di abitanti. Porto ad esempio il comune di Morterone (LC) che conta 37 abitanti e nel quale, il calcolo teorico ha previsto una sede. Ebbene un simile dato è solamente fuorviante, se usato per alimentare lo stato di disagio dei farmacisti che aspirano alla titolarità» sottolinea Cini. «Il secondo vizio» continua «consiste nell’avere dato per scontato che in tutti i comuni si utilizzasse il resto di almeno 1651 abitanti per istituire l’ulteriore sede. Alcuni comuni lo hanno fatto e altri no. Il numero totale, del quale si sono riempiti la bocca i politici, essendo basato su questi numeri, risulta quindi ben diverso da quello che, poi, le regioni hanno inserito nei bandi sulla base delle delibere comunali. Da qui» conclude CIni «la delusione di molti che già si lamentavano delle cosiddette “farmacie nel deserto”, istituite dai comuni in zone periferiche di grossi centri ma che contano poche centinaia di residenti».
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