Politica e Sanità
17 Gennaio 2013«Un passo indietro rispetto allo schema che era stato messo a punto con il coordinamento dell’Aifa e al dettato normativo che prevedeva una “ridotta” percentuale sul prezzo al pubblico». È forte la perplessità del presidente della Fofi Andrea Mandelli sulla proposta di remunerazione della dispensazione dei farmaci a carico del Ssn avanzata dal ministero della Salute nei giorni scorsi. E i punti messi in discussione non si discostano da quelli messi in evidenza dalle altre sigle della categoria: quota percentuale, innovativi e farmacie rurali. «La formula individuata dal Ministero» spiega Mandelli nella nota «da una parte modifica solo parzialmente lo schema attuale, visto che sui farmaci di prezzo inferiore ai 50 euro la remunerazione resta in gran parte ancorata al prezzo di vendita che, come ormai nessuno può negare, scende di anno in anno. Dall’altra parte, per i farmaci di prezzo superiore a 50 euro, che sono l’oggetto principale delle forme di distribuzione alternative alla farmacia di comunità, il sommarsi di una quota fissa più alta e di un margine del 10% non favorisce certo una maggiore distribuzione nelle farmacie di comunità dei medicinali innovativi». A questo si aggiunge il grave pericolo in cui viene messa la rete delle farmacie rurali sussidiate. «La maggiorazione di 0,10 euro individuata dal Ministero» prosegue il presidente Fofi «non può in alcun modo salvare le farmacie dei piccoli e piccolissimi centri dalla chiusura nel momento in cui il valore delle ricette diminuisce costantemente». «È strano» conclude la nota «che un Governo dimissionario voglia chiudere la sua esperienza con la cancellazione di quelli che, spesso, sono gli unici presidi sanitari su cui possono contare moltissime comunità, proprio dopo aver fatto dell’aumento del numero delle farmacie la propria bandiera».
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