Politica e Sanità
19 Febbraio 2013La politica di trasparenza e di accesso ai documenti delle sperimentazioni cliniche, adottata dall''Agenzia europea per i farmaci (Ema), «non è una facoltà ma un obbligo per chi opera in ambiti delicati come quelli della salute pubblica». È quanto afferma Luca Pani, direttore generale dell''Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che in una nota dichiara «condivisione e pieno sostegno», al percorso avviato dall’Ema, attraverso il suo direttore esecutivo Guido Rasi, «per rendere pubblici i risultati delle sperimentazioni cliniche e consentire a pazienti, Autorità regolatorie, ricercatori e medici di poterli conoscere e valutare». La nota Aifa chiarisce che l’orientamento dell’Ema è stato oggetto di un attacco da parte di «un''azienda farmaceutica che ha chiesto alla Corte Generale dell''Unione Europea di annullare la decisione dell''Ema di svelare i risultati degli studi clinici a seguito di una legittima richiesta di accesso ai documenti». Pani auspica che la Corte, che dovrà pronunciarsi a breve, «sostenga il principio generale che i dati clinici relativi alle valutazioni scientifiche sui medicinali dovrebbero essere accessibili al pubblico» e ricorda che per l’Aifa è «inderogabile il perseguimento di sempre maggiori livelli di trasparenza e accesso anche alle informazioni riguardanti le sperimentazioni cliniche dei farmaci». E avverte che, se venissero dichiarati i dati clinici come informazioni commercialmente confidenziali, «si configurerebbe un precedente che andrebbe ad influire sulla possibilità, non solo dell''Ema ma di tutte le Agenzie regolatorie europee, di consentire l''accesso ai documenti che contengono informazioni presentate dalle Aziende per ottenere l''autorizzazione all''immissione in commercio di un farmaco». E in conclusione, aggiunge: «Ritengo che la trasparenza non sia una facoltà ma un obbligo per chi opera in ambiti delicati come quelli della salute pubblica».
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