Politica e Sanità
20 Febbraio 2013In attesa che le commissioni inizino a valutare le domande dei candidati che hanno partecipato ai vari bandi regionali «c’è ancora tempo per un intervento ministeriale». Lo sottolinea Carlo Ranaudo, docente di analisi di mercato presso la facoltà di Farmacia all’università Federico II di Napoli evidenziando la necessità di «rendere più omogenei i criteri di valutazione dei titoli su tutto il territorio nazionale, dando la giusta importanza al merito, cioè ai voti di laurea, di specializzazione, alle pubblicazioni, insomma al livello di preparazione culturale dei candidati». Tutto questo per rimediare a un vizio di partenza, che è stato quello di pubblicare i bandi di concorso senza preventivamente illustrare nel dettaglio le procedure di assegnazione dei punteggi. Potendo i candidati presentarsi solo in un massimo di due regioni, l’attribuzione dei punti ai vari titoli di studio avrebbe potuto essere un giusto motivo di scelta delle regioni, quindi, di fatto «si è già verificata un’anomalia in questi concorsi straordinari» spiega Ranaudo «che andrebbe sanata, pur senza eliminare del tutto i margini di discrezionalità delle singole regioni, indirizzandole però verso una griglia omogenea per la valutazione dei titoli di studio» così da evitare macroscopiche penalizzazioni dei candidati di una regione rispetto a un’altra. Per ora le Regioni stanno lavorando in autonomia, ma molte commissioni ancora non si sono insediate, non è escluso che il ministero della Salute o la conferenza Stato-Regioni decidano di sottoscrivere un documento di linee guida «per migliorare la sovrapponibilità dei criteri di assegnazione» conclude l’esperto.
Elisabetta Lucchesini
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