Politica e Sanità
08 Marzo 2013L’aumento dal 1° aprile del ticket che i pazienti versano al National health system inglese, per ogni farmaco prescritto, ha sollevato disappunto tra i farmacisti anglosassoni che si dicono preoccupati in merito alla capacità dei cittadini di poter sostenere tali spese. Non si tratta di una cifra considerevole, pari, infatti, a 23 centesimi di euro (20 pence), che però va a sommarsi a una quota già consistente che alla fine porterà a una spesa di 9,13 euro (7,85 sterline) a confezione e inoltre ne sono escluse le categorie esenti, vale a dire pensionati, bambini, disoccupati, persone con basso reddito e pazienti con specifiche patologie quali cancro o diabete. Inoltre, per non gravare sui pazienti con patologie croniche il sistema sanitario inglese prevede, tramite il Prescription prepayment certificate (Ppc), uno sconto per chi ha bisogno di più di 13 farmaci l’anno, un servizio che costa 33,84 euro (29,10 sterline) a trimestre o 121 euro (104 sterline) l’anno. E questi prezzi non hanno subito variazioni. Le associazioni farmaceutiche hanno manifestato disappunto e la Royal pharmaceutical society, organo che tutela i farmacisti inglesi, ha dichiarato la sua «forte preoccupazione in merito alla capacità dei cittadini di poter pagare tali cifre, mettendoli di fatto nella condizione di dover operare una scelta tra pagamento e rinuncia alla cura». Anche il Pharmaceutical service negotiating committee, organo deputato a negoziare la Convenzione per conto delle farmacie, ha definito il ticket «una tassa sulla salute» il cui aumento in un periodo, come quello attuale, dove molti cittadini vedono diminuire, anche sensibilmente, il proprio reddito, è deplorevole.
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