Politica e Sanità
15 Marzo 2013I Comuni si occupano della pianta organica con rischio di conflitto d’interesse, le Regioni si limitano a un ruolo notarile e lo Stato stabilisce norme piuttosto generiche. Non mancano le anomalie, secondo un esperto in materia come l’avvocato Francesco Cavallaro, quando si parla perimetro delle sedi farmaceutiche alla luce del famigerato articolo 11 della legge sulle liberalizzazioni che, di fatto, abolisce la pianta organica. Ma si può abolire la pianta organica? Un’ordinanza e due sentenze, come ricordato in una circolare da Federfarma, stabiliscono con modalità diverse che deve prevalere l’interesse pubblico all’organizzazione del territorio in zone (sedi farmaceutiche), per garantire la capillarità del servizio, rispetto la presunta libertà della farmacia di richiedere il trasferimento in qualsiasi parte del territorio comunale, non prevista dal vigente ordinamento. «L’ordinanza di Lucca e le due sentenze, una del Tar di Brescia e una del Tar Lombardia, affrontano il vuoto normativo in cui chi opera in questo ambito si trova a dover lavorare» spiega l’avv. Cavallaro. «L’art 11 ha detto delle cose ma non ne ha dette altre e non si coordinato con le precedenti norme. Il tutto» continua «perché ha voluto decidere in maniera frettolosa e per decreto legge, aspetti che richiederebbero un altro approccio. Gli avvocati e i tribunali così, si trovano a rimettere assieme i pezzi di un puzzle non pensato per essere coerente» continua Cavallaro. In questa materia, secondo l’esperto,« lo Stato dovrebbe fissare principi fondamentali per poi lasciare alle Regioni il compito di adattare alle esigenze del territorio i principi fissati dallo Stato, dal parametro numerico alla distribuzione delle sedi fino all’assegnazione per concorso». La situazione è ben altra, osserva l’avvocato Cavallaro «visto che la pianificazione territoriale è nelle mani dei Comuni , investiti di una competenza che spesso è in conflitto d’interesse. Non sarebbe meglio fosse materia di pertinenza delle Asl?» si domanda. «Quello che succede» conclude «è che le Regioni si limitano a un ruolo notarile, di fatto poco interessate a un coinvolgimento, e lo Stato dichiara con una circolare che “la Pianta organica non c’è più”, lasciando così alla Magistratura il compito di rattoppare un tessuto legislativo liso».
Marco Malagutti
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