Politica e Sanità
20 Marzo 2013«L’Enpaf agisce nel rispetto delle norme di legge e di regolamento che, tra l’altro, impongono, come per tutti i professionisti sanitari, l’obbligo di iscrizione e di contribuzione alla Cassa di previdenza». Risponde così Emilio Croce, presidente dell’Ente previdenziale dei farmacisti alle polemiche sollevate in questi giorni e oggetto di discussione tra i farmacisti in rete, sul contributo fisso di solidarietà all’Ente. La questione nasce da una minaccia di class action evocata da una sindacalista della FIsascat Cisl Salerno, Luisanna Pellecchia, che contesta, fra le altre cose, proprio il contributo fisso di solidarietà che i giovani farmacisti devono versare obbligatoriamente all’Enpaf. Il problema, secondo la rivendicazione sindacale, è che i farmacisti non riceveranno mai le prestazioni previdenziali in quanto “non produce anzianità di contribuzione utile per maturare il diritto a pensione nei confronti dell’Enpaf”. La questione non è neanche da discutere, secondo Croce «il contributo di solidarietà, introdotto nel regolamento dell’Ente nel 2004, ha avuto proprio quale obiettivo prioritario quello di attenuare l’entità dell’obbligo contributivo per gli esercenti l’attività professionale con altra previdenza obbligatoria e per i disoccupati. La contribuzione di solidarietà è una facoltà dell’iscritto, è reversibile e non è pertanto una scelta obbligata. In assenza di tale forma di contribuzione, i farmacisti disoccupati sarebbero tenuti a versare all’Ente una contribuzione soggettiva ben superiore, ancorché ridotta dell’85%» In più, aggiunge il presidente Enpaf «gli iscritti in possesso dei requisiti previsti, che oltre alla tutela assistenziale e per maternità, intendano beneficiare delle prestazioni previdenziali dell’Ente, hanno sempre la possibilità di optare per la riduzione della contribuzione soggettiva». Quanto all’altro aspetto sollevato dalla sindacalista salernitana e cioè l’obbligo che permane anche per il farmacista disoccupato di pagare una quota obbligatoria. Croce è altrettanto inflessibile: ««L’iscrizione all’Albo è obbligatoria ed è prevista da leggi nazionali e comunque non esiste obbligo di restare iscritto all’Ordine. Va osservato, inoltre, che il nostro Ente è l’unico, tra le Casse di previdenza dei professionisti, a riconoscere una tutela, sia sul piano contributivo che previdenziale, ai disoccupati» conclude. Va detto che al Senato giace dal 2009 una proposta di legge a firma dei senatori Astore, Belisario, Giambrone e Bugnano, finalizzata a stabilire nuove norme in materia di iscrizione e contribuzione all’Enpaf. Il testo del Ddl prevede l’obbligo di iscrizione all’Enpaf solo per coloro che esercitino effettivamente l’attività professionale e siano privi di altra copertura previdenziale. In più, il Ddl, prevede anche una modifica del metodo contributivo.
Marco Malagutti
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