Politica e Sanità
28 Marzo 2013«Stiamo avviando un tavolo di riflessione per ridisegnare i percorsi formativi dopo averlo concordato con Fofi e Federfarma». Lo sottolinea Ettore Novellino, neoeletto alla carica di presidente della Conferenza dei direttori delle scuole di farmacia, dopo aver incontrato la Federazione degli Ordini dei farmacisti per iniziare a definire un piano d’azione. I dati appena pubblicati nel XV rapporto Almalaurea, peraltro, al momento non sembrerebbero così negativi per i farmacisti: per i laureati a ciclo unico in farmacia, infatti, i dati occupazionali, nell’ambito dei 5 gruppi disciplinari esaminati, sono tra i più elevati e in particolare a 1 anno dalla laurea, cioè i laureati nel 2011, sono occupati per il 62 per cento, a 5 anni dalla laurea, cioè i laureati nel 2007, sono occupati per l’87 per cento. Dati più o meno stabili rispetto alle precedenti indagini. Per quanto riguarda la tipologia di lavoro, a 5 anni dopo la laurea il 68 per cento lavora presso farmacie, il 14 per cento nel ramo della Sanità, il resto in altri settori e complessivamente per il 70 per cento trattasi di lavoro stabile a tempo indeterminato.«I dati vanno territorializzati» spiega Novellino «a Nord c’è sicuramente una capacità di assorbimento molto più elevata che a sud, per una questione di Pil. In questo senso la media non è rappresentativa. Un altro aspetto rilevante risiede negli ultimi provvedimenti governativi dall’abbassamento del quorum all’esplosione delle parafarmacie, nell’auspicio che una sanatoria le potesse trasformare in farmacie non convenzionate. In effetti è più corretto parlare di redistribuzione dell’occupazione e non di maggiore occupazione. Il prossimo obiettivo» continua «sarà quello di ridefinire i contenuti professionali e di programmare gli accessi alle facoltà in funzione degli effettivi sbocchi professionali. Un po’ quello che fecero i medici 15 anni fa» spiega Novellino. «Per arrivare a questo è necessario il riconoscimento del ruolo del laureato in farmacia da parte del Ssn, anche alla luce degli sviluppi professionali che rendono la farmacia sempre più presidio territoriale. In Italia, lo confermano le indagini, ci sono troppi laureati in funzione della richiesta. Per questo è fondamentale il tavoli di riflessione e la collaborazione con le istituzioni di riferimento della professione». «Per fortuna la situazione occupazionale è ancora buona e, perciò, non abbiamo i fucili puntati alle spalle» conclude.
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