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Politica e Sanità

04 Aprile 2013

Sentenza Novartis cambia le strategie delle multinazionali


L''industria farmaceutica mondiale non verrà certo messa in ginocchio dalle sentenza della Corte Suprema indiana, ma con molta probabilità terrà i propri investimenti alla larga dall’India. È questo uno dei possibili scenari paventato all''indomani della sentenza che ha negato il brevetto al farmaco Glivec della Novartis e già suggerito dal direttore di Novartis India Ranjit Shahani che oltre ad annunciare che l’azienda non investirà nella ricerca sui farmaci nel paese ha aggiunto: «Non credo che nessuna compagnia pianifichi di fare ricerca in India». Anche per Paolo Gerli, dell’European patent attorney dello studio Botti e Ferrari specializzato nel settore della proprietà intellettuale, è un’ipotesi plausibile: «Il brevetto serve a garantire un ritorno economico degli enormi investimenti necessari per lo sviluppo dei farmaci, senza la protezione non c''è più l''interesse a investire». Secondo Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, il problema dell''accesso ai farmaci si risolve in altri modi: «In molti paesi che non si possono permettere i farmaci, fra cui la stessa India, ci sono accordi con i governi in cui le aziende rinunciano alle royalties, o garantiscono prezzi più bassi ma con queste sentenze non si arriva da nessuna parte», anzi aggiunge «deteriorano l''innovazione e uccidono la ricerca che è in mano soprattutto alle aziende farmaceutiche, che sopportano costi ingenti per sviluppare un farmaco». Un abbandono, dunque, di un mercato finora considerato emergente, ma che in diverse occasioni ha negato la copertura a molecole che invece nel resto del mondo l''avevano e quella di Novartis non sarà l’ultima poiché anche Merck ha appena avviato un nuova battaglia legale. L’azienda ha fatto ricorso all''Alta Corte di Delhi per la presunta violazione del brevetto dei propri antidiabetici Januvia e Janumet da parte del produttore di generici Glenmark che, come riporta il Times of India, ha lanciato sul mercato i medicinali equivalenti la scorsa settimana, infrangendo «direttamente la nostra proprietà intellettuale» dichiara un portavoce di Merck.

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