Politica e Sanità
15 Aprile 2013Sono sempre di più negli ultimi due anni i professionisti che non pagano la quota di iscrizione agli Albi professionali. A denunciare il fenomeno, un recente articolo del Sole 24 Ore che evidenzia come per effetto della crisi siano sempre di più i professionisti che rischiano la sospensione, almeno finché non si mettono in regola. Tra le categorie citate dall’articolo, commercialisti, avvocati, ingegneri e medici. Non sono menzionati i farmacisti e un rapido giro tra presidenti di Ordine sparsi per il territorio confermerebbe che il mancato pagamento delle quote non è un problema. Almeno per ora. «È sotto gli occhi di tutti che la difficoltà sia crescente» sottolinea Mario Giaccone, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Torino «ma non al punto che l’iscritto non paghi la quota, anche perché non è così rilevante. La cosa più complessa per i nostri iscritti è capire qual è il senso del pagamento della quota. A volte» spiega Giaccone «siamo scambiati per un sindacato che, evidentemente, non siamo. Mentre non viene percepito nella sua reale funzione di ente istituzionale. Ciò detto la quota non rappresenta un problema come lo rappresenta invece la quota Enpaf». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Luciano Diomedi, presidente di Fofi Macerata e delegato regionale delle Marche. «Casi di mancato pagamento sono veramente pochi, anche perché» sottolinea «come politica regionale andiamo incontro a chi non ha un lavoro o vive una condizione di precarietà riducendogli la quota». E le cose non cambiano se ci si sposta a sud come sottolinea Vincenzo Santagada, presidente dell’Ordine di Napoli. «La vera emergenza è quella dell’occupazione, un problema sempre più forte e aggravato dal numero di laureati che non accenna a scendere. Per quanto riguarda la quota all’Ordine non ho il quadro dettagliato anche perché la gestione è in mano a Equitalia ma non stiamo parlando di una quota così rilevante, tenuto conto» sottolinea Santagada «che gli iscritti ricevono gratuitamente ogni servizio compresi i corsi Ecm. Altra questione è la quota da destinare all’Enpaf che è sicuramente più problematica» conclude.
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