Politica e Sanità
17 Aprile 2013Droghe, vecchie e nuove, nuove forme di dipendenza come quella dal gioco d’azzardo patologico da internet, ma anche da farmaci prescritti e non prescritti generano, ogni anno, circa 300 mila pazienti che afferiscono in un sistema di intervento pubblico-privato che ha il proprio fulcro nei SerT e che può trovare anche nella farmacia un punto di riferimento. Questo il quadro del sistema di cura delle dipendenze patologiche presentato in un incontro sul tema, tenutosi ieri a Milano, e definito una «eccellenza italiana che non ha pari nel mondo». Un sistema che si confronta con profonde trasformazioni: «Spiccano i consumi problematici di oppiacei, di alcolici e di psicostimolanti, oltre al forte incremento del gioco d''azzardo patologico» ha evidenziato Augusto Consoli, direttore del Dipartimento di patologia delle dipendenze AslTo 2 di Torino e membro della Società italiana per le tossicodipendenze «Di particolare importanza è, inoltre, il fenomeno spesso sottovalutato, se non ignorato, del consumo di psicofarmaci prescritti e non prescritti». La risposta terapeutica al fenomeno arriva dai Servizi pubblici per le dipendenze, i 550 SerD dove operano oltre 7.000 professionisti con varie specializzazioni, e la continuità assistenziale è garantita da una rete territoriale realizzata con altre strutture del Ssn, «in cui anche la farmacia può rivendicare e trovare un ruolo ampio nella prevenzione, nell’educazione, nella diagnostica e nel monitoraggio in particolare sul consumo e abuso di farmaci» ha dichiarato da Alfio Lucchini, direttore Dipartimento dipendenze Asl Milano 2 e presidente nazionale Federserd «ma, mentre per un’attività di “epidemiologia sociale” il modello organizzativo è semplice, per studiare un protocollo in cui la farmacia partecipi al servizio per le dipendenze bisogna valutare i bisogni della realtà territoriale in cui si opera». Ma il dibattito è già avviato: «Ci sono stati diversi incontri con i rappresentanti del mondo farmacia ed è stata data disponibilità per avviare collaborazioni e sperimentazioni per arrivare a modelli di partecipazione come quelli avviati per esempio a Milano per lo screening del tumore alla mammella e del colon retto» ha concluso Lucchini.
Simona Zazzetta
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