Politica e Sanità
13 Giugno 2013Istituire un Fondo farmaceutico nazionale per favorire strategie di lungo respiro nell’ottica di migliorare l’assistenza farmaceutica generale e renderla omogenea su tutto il territorio. È questa la proposta annunciata da Luca Pani (foto) direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a «garanzia di accesso immediato alle cure innovative ed efficaci nel rispetto dell’equilibrio economico del sistema e del superamento delle differenze regionali nella disponibilità dei farmaci». A segnalarlo è una nota dell’Agenzia in cui si sottolinea che il contesto in cui si pone la riflessione di Pani è quello «relativo ai tempi di approvazione dei medicinali e della loro effettiva disponibilità ai pazienti». Secondo Pani, «l’Aifa è del tutto in linea con le tempistiche di autorizzazione dei medicinali indicate dalla normativa europea e nazionale» e, aggiunge, «se si rilevano ritardi nella disponibilità dei farmaci approvati per i cittadini, spesso le cause vanno individuate anche nei tempi che le Aziende farmaceutiche impiegano per negoziare con l’Aifa il loro prezzo». Del tutto legittimo, commenta Pani «tuttavia può comportare un prolungamento nell’immissione dei nuovi farmaci sul mercato a cui si sommano i tempi di inserimento degli stessi nei prontuari farmaceutici regionali». La preoccupazione dell’Agenzia, prosegue la nota, è la «marcata differenza esistente a livello regionale nell’accesso ai trattamenti autorizzati, che in alcune Regioni fa registrare ritardi drammatici tra la data di approvazione rilasciata dall’Ema e dall’Aifa e il momento in cui i farmaci arrivano finalmente nelle mani dei pazienti» e invita a una «riflessione sulla sostenibilità di un sistema che garantisca l’equità nell’accesso al farmaco in un quadro, come quello attuale, dominato dalla autonomia regionale». In questo scenario, conclude Pani, un Fondo farmaceutico nazionale distinto da quello sanitario «consentirebbe di indire gare farmaceutiche nazionali per assicurare a tutta la popolazione la copertura, a condizioni vantaggiose, di grandi aree terapeutiche come quelle cardiovascolari, gastrointestinali ed endocrino-metaboliche. Così facendo si potrebbe allocare le risorse in modo efficiente, valutando il contesto di riferimento più che ricorrendo a tagli lineari».
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