Politica e Sanità
20 Giugno 2013L’American medical association (Ama) ha ufficialmente riconosciuto l’obesità come una malattia, una classificazione che dovrebbe spingere i medici a prestare maggiore attenzione a questa condizione e le assicurazioni a rimborsare i relativi trattamenti, siano farmaci, interventi chirurgici o consulenze. A circa la metà dei 78 milioni di americani adulti e dei 12 milioni di bambini che soffrono di obesità non viene consigliato di perdere peso anche per non urtare la loro sensibilità, ora lo stigma che porta a colpevolizzare l’obeso, perché mangia troppo o si muove poco, dovrebbe cadere. L’obesità, prima considerata solo alla stregua di un fattore di rischio per alcune malattie, un po'' come il colesterolo per le patologie cardiovascolari, ora dovrà essere diagnosticata e curata. Aumenteranno anche le pressioni sull''Fda perché approvi nuovi farmaci antiobesità oltre ai due (Qsymia di Vivus, e Belviq di Arena Pharmaceuticals ed Eisai) che hanno ricevuto il via libera negli ultimi 15 anni. Secondo l’Ama quindi, sostenuta dall’American association of clinical endocrinologists, dall’American college of cardiology e da altre organizzazioni, l’obesità è “uno stato patologico su base multimetabolica e ormonale” che causa esiti sfavorevoli come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.
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