Politica e Sanità
26 Giugno 2013Gli oncologi campani sono favorevoli (58%) all’uso dei biosimilari in pazienti mai trattati, come stabilito dal decreto del presidente di Regione Caldoro, ma il 67% chiede di poter decidere sulla sostituibilità. Il dato comunicato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) emerge da un sondaggio condotto dall’associazione stessa fa i soci campani, ed è stato discusso al seminario “Biosimilari da anticorpi monoclonali in oncologia. La sicurezza del paziente prima di tutto”, che si è svolto ieri a Napoli all’Istituto Pascale. L’importante lavoro svolto dalla Rete nazionale di farmacovigilanza ha, infatti, confermato nel corso degli anni la sicurezza di biosimilari quali, ad esempio, le eritropoietine o gli ormoni della crescita. Diverse le implicazioni, invece, per i biosimilari di anticorpi monoclonali (mAb), in arrivo tra qualche anno, che per la loro complessità richiedono processi di vigilanza più accurati e appositi registri e studi clinici con endpoint validati. Il Decreto stabilisce che “il farmaco biosimilare, con costo terapia più basso, deve essere utilizzato come prima scelta nei confronti del paziente mai trattato per tutte le indicazioni terapeutiche autorizzate, salvo diverso giudizio clinico”. «La posizione dell’Aifa» riassunta da Simona Creazzola, del direttivo Sifo (Società italiana di farmacisti ospedalieri) «chiarisce che biologici e biosimilari non possono essere considerati alla stregua dei prodotti equivalenti, escludendone quindi la sostituibilità automatica. Vale, pertanto, la responsabilità prescrittiva del medico e la non sostituibilità automatica da parte del farmacista, anche al fine di ottimizzare le risorse impiegate». Dal sondaggio Aiom emerge anche che in Campania ben l’88% degli specialisti utilizza i farmaci biotech e per il 67% l’introduzione dei biosimilari di anticorpi monoclonali può favorire il contenimento dei costi, anche se il 33% ritiene sia più utile cercare margini di risparmio in altre voci di spesa. Tonino Pedicini, direttore generale del Pascale sottolinea che «la spesa per i farmaci oncologici, anche se alta, è rimasta stabile negli ultimi anni. È importante agire sulle zone grigie dell’inappropriatezza e guardare al futuro, cioè all’evoluzione della ricerca scientifica e alla necessità di non lasciar cadere quella spinta all’innovazione tecnologica che già tanto ha prodotto e che oggi rischia di subire un preoccupante arresto».
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