Politica e Sanità
22 Luglio 2013Monitoraggio dei livelli del colesterolo Ldl, Hdl, dei trigliceridi e della pressione arteriosa devono affiancarsi al controllo glicemico nella prevenzione delle malattie cardiovascolari nei pazienti diabetici. Senza dimenticare peso corporeo, dieta ed esercizio fisico. Sono queste le indicazioni più recenti che giungono dalla Società italiana di diabetologia (Sid) ed emerse dallo studio Mind it, pubblicato sulla rivista Diabetes care. In una nota, la Sid sottolinea l’importanza di fare prevenzione primaria tra le persone con diabete: tutte le linee guida per la riduzione del rischio vascolare raccomandano, infatti, un controllo ottimale dei valori di glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolari, in particolare della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo. Certamente, commenta la Sid, «ci sono delle difficoltà, legate in particolare a problemi organizzativi, spazi insufficienti, personale carente, ma anche all’inerzia terapeutica e alla scarsa compliance del paziente. Altri Paesi hanno introdotto programmi di incentivazione finanziaria per i medici con risultati sono stati incoraggianti ma, secondo gli esperti, questa metodologia di lavoro non favorisce né la motivazione del paziente, né la continuità del trattamento». «Il gap di implementazione tra le linee guida e la pratica clinica non è un fenomeno limitato all’Italia» commenta Olga Vaccaro, docente di nutrizione presso l’Università Federico II di Napoli «e si spiega in larga parte con la complessità della cura della malattia diabetica che richiede interventi multifattoriali e l’adesione sia alla terapia farmacologica che ad uno stile di vita sano». Ma ci sono margini di miglioramento, stando a quanto riporta lo studio Mind it (Multiple intervention in type 2 diabetes italy) che ha confrontato una strategia di trattamento multifattoriale mirata alla correzione ottimale dell’iperglicemia e degli altri principali fattori di rischio cardiovascolare, nella pratica clinica abituale, nei pazienti con diabete di tipo 2 senza eventi cardiovascolari precedenti. L’obiettivo era di valutare la fattibilità di un trattamento esteso a tutti i fattori di rischio cardiovascolari e quantificare la sua efficacia nella pratica clinica quotidiana. Dopo 2 anni di follow up gli obiettivi terapeutici sono stati centrati in maniera significativamente maggiore nel gruppo in trattamento multifattoriale che tra i pazienti sottoposti al trattamento convenzionale.
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