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Politica e Sanità

04 Settembre 2013

Concorso, nuove sedi in attesa di assegnazione. L’esperto: tempi lunghi


Terminata la fase dei bandi e del reclutamento il concorso straordinario si direbbe essere in dirittura d’arrivo, anche se è già scaduta la data indicata, marzo 2013. E, invece, sostiene Carlo Ranaudo, docente di Analisi di Mercato presso la facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, sono ancora molte le criticità, a cominciare dai ricorsi e dai conflitti di interessi dei Comuni fino alla discussione sulla pianta organica, e commenta: «Predomina delusione mista a rabbia e pessimismo».

In tutte le Regioni, eccezione Trentino, è terminata la fase dei bandi e del reclutamento. Alcune commissioni sono state nominate, e si sta procedendo ad accertare il possesso dei requisiti dei partecipanti. Esclusioni poche e quasi tutte per mancanza della Posta elettronica certificata o in qualche caso, sembra, per una strana valutazione del calcolo dell’età anagrafica. Discreta presenza anche se forse inferiore alle previsioni, di associazioni in maggioranza sembra tra 2-3 farmacisti. Si potrebbe pensare che il più sia fatto e intravedere la conclusione di quell’iter concorsuale che la legge indicava nel Marzo 2013 pena commissariamenti vari.
E invece predomina delusione mista a rabbia e pessimismo.
Che la legge fosse stata concepita e scritta male era chiaro a tutti con buona pace del governo di tecnici e di professori. Sono iniziati i ricorsi che hanno visto alacremente attivi avvocati e giudici amministrativi di tutta la penisola. Ancora una volta si attribuisce al potere giudiziario un compito che doveva essere esercitato al di fuori delle aule dei tribunali. Un male questo ormai endemico e poi sentiamo che qualcuno si lamenta sui poteri o strapoteri dei giudici.
Perché non si fanno leggi semplici e facilmente interpretabili?
Nel nostro caso la maggiore discussione si concentra sul criterio di individuazione delle Sedi e quale sia l’organo deliberante e competente: la giunta, il sindaco, il consiglio comunale il presidente della Asl, l’Ordine dei Farmacisti ecc. ecc.
E poi il conflitto quando ad individuare una zona è il comune, proprietario di farmacie comunali.
E poi è giusto individuare quella zona anziché un’altra proposta guarda caso dallo stesso farmacista ricorrente.
E poi e poi e poi. Un ginepraio da cui sarà difficile uscirne almeno in tempi “decenti”.
Di questo passo la data del marzo 2013 suona come una nota stonata in un’opera che non so se definire tragica o addirittura grottesca.
Eppure qualcosa si potrebbe fare e subito. Il governo Letta tra qualche giorno approverà il decreto del Fare bis (data prevista 15 settembre) dentro ci sarà dentro probabilmente anche il Patto per la salute. E allora, una proposta provocatoria: perché non fare un’unica norma? Tutte le sedi possono essere aperte rispettando il parametro della distanza come già del resto previsto dalla 475 del 1968, senza più riferimento a zone, strade, quartieri, vicoli e piazze, e che siano 200 i metri come nella 475 o che diventino i 400 o i 500 di una nuova norma… Poniamo, così, termine a questa discussione sull’esistenza di una pianta organica trasformata in zona o area geografica e salvaguardiamo, nella logica di una distanza congrua, quel criterio geodemografico tanto invocato a tutela del cittadino. Attenzione, nulla di nuovo! Nel Decreto Balduzzi questo provvedimento era già comparso per poi sparire con i risultati che sono davanti agli occhi di tutti.
Aprire 2.500 farmacie con il meccanismo dei concorsi e delle partecipazioni associate si tradurrebbe in 5-6.000 posti di lavoro, risolvendo anche questioni di tanti colleghi che in questo momento stanno perdendo il loro lavoro o forse lo hanno già perduto. Riflettiamo anche su questo: un decreto che Faccia davvero, per tanti giovani e forse per l’intera categoria.

Carlo Ranaudo
Facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli

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