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Politica e Sanità

18 Settembre 2013

Batteri resistenti ad antibiotici, ora c’è classificazione


Urgente, grave, preoccupante: nell’ordine sono i tre livelli di rischio previsti dalla nuova classificazione dei batteri resistenti agli antibiotici, introdotta dai Centers for disease control and prevention (Cdc) americani. Il direttore dell’Istituto di igiene dell''Università Cattolica di Roma Walter Ricciardi, la giudica una misura necessaria, «perché siamo di fronte a una sfida assolutamente cruciale per il prossimo futuro: in tutto il mondo occidentale stiamo assistendo a eventi catastrofici di sepsi legati a batteri che sono resistenti a tutti gli antibiotici conosciuti. Fortunatamente questi casi non sono ancora numerosissimi, ma cominciano a verificarsi anche nei nostri pronto soccorso». Alcuni sono particolarmente pericolosi, Ricciardi cita germi come Klebsiella pneumoniae o Acinetobacter baumannii: «ci sono alcuni gram negativi che infettano tutto l’organismo e contro i quali non abbiamo armi, possiamo solo assistere il paziente mentre muore». Con l’introduzione di una classificazione, tutti gli ospedali sono avvertiti e quando diagnosticano un’infezione di questo tipo conoscono il rischio che possono correre. «Questo è un primo passo – si augura Ricciardi - verso un’alleanza forte tra pubblico e privato, la sola che possa affrontare in maniera sistematica il problema. Sostanzialmente oggi le aziende farmaceutiche non investono in nuovi antibiotici perché l’investimento è altissimo e ha ritorni modesti, eppure serve una strategia globale per studiare nuovi antibiotici in grado di combattere i germi resistenti». La seconda necessità è la prevenzione: «l’uso appropriato degli antibiotici è importantissimo, ma purtroppo in Paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna è molto episodico e lasciato all’iniziativa dei singoli ospedali. Occorre attivare programmi organizzati su base nazionale, come stanno cominciando a fare i Paesi del nord Europa». Ricciardi ricorda che il ministro Fazio aveva lanciato una campagna per contrastare l’abuso degli antibiotici e confida nell’azione del nuovo ministro per la Salute e del Consiglio superiore di sanità appena insediato.

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