Politica e Sanità
20 Settembre 2013Gli spot pubblicitari di medicinali possono suscitare malintesi nei consumatori, fino a indurli ad acquistare farmaci di cui non hanno bisogno. Lo dimostra un’analisi statunitense che ha preso in considerazione una serie di 168 filmati promozionali per farmaci da prescrizione (n=84) e da banco (n=84), scelti a caso tra quelli trasmessi in televisione dal 2008 al 2010. Per ogni spot pubblicitario, gli autori della ricerca, pubblicata sul Journal of general internal medicine, hanno individuato il claim più enfatizzato e lo hanno poi confrontato con le evidenze scientifiche, quindi lo hanno classificato come: oggettivamente vero; potenzialmente fraintendibile; falso. I contenuti classificati come potenzialmente confondenti omettevano informazioni importanti, esageravano l’informazione, proponevano associazioni insensate con lo stile di vita o esprimevano opinioni soggettive. Nel complesso l’analisi dei dati ha evidenziato che solo il 33% dei messaggi pubblicitari è risultato veritiero, mentre il 57% era confondente e il 10% falso. Rilevante inoltre il fatto che la tendenza a veicolare messaggi confondenti è risultata più marcata negli spot di farmaci da banco (permessi anche in Italia), che hanno fatto registrare rispettivamente un 23% di claims oggettivi e ben un 7% di falsi, contro i messaggi promozionali dei medicinali da prescrizione classificati come veritieri in quasi la metà dei casi (43%) con una minore quota di falsi (2%).
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