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Politica e Sanità

25 Settembre 2013

Consumi: in crescita per antidepressivi e inappropriati per antibiotici


Consumi sempre più alti di farmaci antidepressivi e sempre più inappropriati di antibiotici. È questo il quadro dei consumi di farmaci nella popolazione italiana tracciato dal Rapporto dell''Osservatorio sull''impiego dei medicinali (Osmed) dell''Agenzia italiana del farmaco (Aifa), presentato ieri presso la sede romana. L’uso di antidepressivi, dice il Rapporto, è cresciuto costantemente facendo registrare un +4,5% rispetto al 2004. Le donne sono le maggiori consumatrici, soprattutto a a partire dalla fascia di età compresa tra i 35-44 anni e con una maggiore  prevalenza d''uso per i farmaci del sistema nervoso centrale. Un dato che riflette una diffusione della patologia più alta nella popolazione femminile rispetto agli uomini, ma che, in tutta la popolazione, è destinata ad aumentare, stando a quanto riportano diversi studi internazionali. «Inevitabilmente gli antidepressivi rappresentano a oggi una delle principali componenti della spesa farmaceutica pubblica» ha commentato il direttore generale dell''Aifa, Luca Pani, sia «per l''aumentata prevalenza di depressione e di altri disturbi psichiatrici» sia «per la maggiore maneggevolezza di altri antidepressivi di recente commercializzazione». Nel mirino dell’Osmed anche i consumi di antibiotici che, per quanto in diminuzione del 6,1% rispetto al 2011 come consumo generale, restano oggetto di un impiego inappropriato che «supera il 20% in tutte le condizioni cliniche, con particolare impatto per la laringotracheite (48,6%) e la cistite non complicata (37%)». In particolare, i livelli più alti di trattamento inappropriato dell''influenza e del raffreddore comune, si rilevano nelle Regioni del Centro Italia. Tra le categorie più esposte, sicuramente gli anziani: il 56% dei pazienti tra i 66 e i 75 anni è stato trattato per l''influenza con antibiotici rispetto al 24% dei pazienti d''età inferiore ai 45 anni. Una fascia di popolazione che, ha sottolineato il presidente dell''Aifa, Sergio Pecorelli «utilizza il 64% del totale dei farmaci e richiede una attenzione maggiore di quanto fatto fino a ora, soprattutto nell''ambito della sperimentazione clinica».

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