Politica e Sanità
27 Settembre 2013Tra i molti dati contenuti nel rapporto Aifa 2012 “L’uso dei farmaci in Italia”, presentato in questi giorni a Roma, alcuni riguardano gli antibiotici e non è una sorpresa l’evidenza di una diffusa inappropriatezza del loro utilizzo. «L’uso degli antibiotici è in assoluto la cosa più inappropriata», commenta l’infettivologo Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell''ospedale Spallanzani di Roma, e cita il programma americano che si propone di “fare meglio con meno” e ha mostrato che una delle prime fonti di possibili risparmi sta nella razionalizzazione dell’uso degli antibiotici. Secondo il rapporto Aifa, il 56% dei pazienti tra i 66 e i 75 anni con influenza è stato trattato con antibiotici, rispetto al 24% dei pazienti con meno di 45 anni. «Nell’anziano, che magari soffre di bronchite cronica ostruttiva, è più facile che venga prescritto un antibiotico anche in maniera inappropriata, - conferma Ippolito - ma in generale, che la maggior parte dei farmaci venga utilizzata negli anziani è cosa lapalissiana e non può stupire». Stupisce invece che, a fronte del pericoloso diffondersi di ceppi resistenti e in presenza di un programma europeo per il controllo dell’uso degli antibiotici che è stato recepito anche in Italia, i risultati restino del tutto insoddisfacenti, ponendo il nostro Paese tra i maggiori utilizzatori di questi farmaci. Eppure cambiare le cose è possibile, Ippolito cita l’esempio del programma di sensibilizzazione sulla riduzione dell’uso degli antibiotici di cui ha dato recentemente notizia il British medical journal(*). La campagna informativa "Antibiotici. Soluzione o problema?" è stata realizzata in Emilia Romagna; a basso costo e rivolta principalmente ai cittadini, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei farmacisti, ha mostrato come si possano ridurre in modo significativo le prescrizioni di antibiotici. «Ma purtroppo le iniziative sono sporadiche – nota Ippolito - e limitate da questa devoluzione regionale, a causa della quale ogni Regione può fare come le pare»
(*) BMJ 2013;347:f5391
Renato Torlaschi
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