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Politica e Sanità

09 Ottobre 2013

Indagine europea mette il farmacista al centro dell’autocura


Come è percepita la responsabilità dell'autocura dalla gente comune: è il tema di un'indagine che Epposi, think tank con sede a Bruxelles, ha effettuato quest'estate intervistando quasi 2000 persone distribuite in 10 stati europei: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Scozia, Slovacchia e Spagna. È emerso che, anche se nove su dieci consumatori sono coscienti che la cura di sé è fondamentale per la gestione e la prevenzione di disturbi minori e patologie croniche, solo due su dieci si fidano delle proprie capacità di autocura, mentre la maggioranza preferisce fare ricorso a professionisti sanitari per la gestione della propria salute. Tra gli operatori sanitari, il farmacista resta la fonte primaria di informazioni sui medicinali da banco per il 38% dei consumatori, seguito dal medico (27%) e da internet (18%) e, dopo il medico, è il punto di riferimento a cui si chiede aiuto in caso di disturbi minori. Dall'indagine emerge però una certa differenza circa l'apprezzamento del ruolo del farmacista: la sua popolarità è massima negli stati del sud, dove il 20% circa dei pazienti si reca in farmacia per un consiglio, contro l'11% degli utenti residenti più a nord. Tuttavia la politica sanitaria europea si muove in direzione di una maggiore autocura, per evitare che molti disturbi lievi o legati a stili vita modificabili compromettano la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali, o portino a un uso inappropriato delle risorse mediche e ospedaliere. «Il raggiungimento di maggiori livelli di autocura richiederà un cambiamento nel modo in cui gli operatori sanitari si riferiscono ai loro pazienti, specialmente per i farmacisti» ha sottolineato Andrea Pavlickova, autrice del rapporto, «essi devono condividere la gestione clinica dei pazienti, in particolare per i disturbi che non necessitano l''attenzione di un medico di famiglia». I cittadini dovranno avere un ruolo sempre più attivo nella gestione delle loro salute e questo passa anche attraverso una maggior ricorso all'automedicazione: l'80% lo farebbe volentieri, se consigliato dal suo medico (32%) e dal farmacista (24%), o anche spontaneamente (18%), a patto di possedere sufficienti conoscenze sui benefici e i rischi connessi; conoscenze che il farmacista può certamente contribuire a diffondere.

Elisabetta Lucchesini

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