Politica e Sanità
14 Ottobre 2013Anche se è operativa da circa un anno, su una delle prime norme introdotte dal governo Monti è sorta di recente una grande confusione, che nasconde insidie anche per farmacisti ed erboristi. Si tratta dell’articolo 62 del decreto legge 1/2012 che, come spiega l’avvocato Paolina Testa, «è volto a proteggere il produttore o il fornitore di prodotti agricoli e alimentari, anche con la fissazione di termini inderogabili di 30 giorni per il pagamento per la fornitura di merci deteriorabili e di 60 per merci non deteriorabili». L’articolo ha poi ricevuto un regolamento di attuazione, emanato con un decreto del ministero delle Politiche agricole nell’ottobre 2012, ma «la vicenda si è complicata quando il decreto è stato impugnato da un’impresa del settore farmaceutico davanti al Tar Lazio sostenendone l’illegittimità. Pur respingendo il ricorso, il Tar ne ha proposto un’interpretazione restrittiva che porta a escludere dall’ambito di applicazione gli integratori alimentari». La questione è complessa e i dubbi interpretativi fanno riferimento alla differenza tra le diciture “prodotti agroalimentari” e “prodotti alimentari” presenti l’uno nel titolo e l’altro nel corpo del provvedimento. Non è il caso di entrare nel dettaglio, ma il problema è che molti danno ormai per scontato che l’articolo 62 non si applichi agli integratori, mentre siamo in uno stato di incertezza normativa in cui farmacie ed erboristerie corrono il rischio di sanzioni (da 500 a 500.000 euro) solo per avere 30 giorni in più di pagamento. L’avvocato Testa raccomanda dunque una assoluta prudenza; «intanto – spiega – l’interpretazione del Tar Lazio non vale certamente per gli integratori erboristici che rientrano tra i prodotti agroalimentari; in secondo luogo, si tratta di una sentenza che dovrà passare in giudicato e che, essendo interpretativa, non potrà mai avere portata generale; infine il provvedimento con il quale venissero irrogate le sanzioni non sarebbe impugnabile davanti al Tar ma al giudice civile, che ne potrebbe dare un’interpretazione differente».
Renato Torlaschi
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