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Politica e Sanità

11 Novembre 2013

Disoccupazione: in Emilia Romagna oltre il 7%. Additata la diretta


Pur in un’economia ricca, il tasso di disoccupazione tra i farmacisti dell’Emilia Romagna è di oltre il 7% e, se si includono anche le situazioni di sottoccupazione, arriva a sfiorare l’8%. E tra le cause principali la distribuzione diretta e il crollo di valore della ricetta, con una media di 14,80 euro, anche a segui to di «un’appropriatezza prescrittiva portata all’estremo». A fare il punto Giulio Mignani, presidente dell’ordine di Rimini e delegato regionale. «I dati che abbiamo risalgono ad aprile e parlano di 554 disoccupati su 7.674 iscritti. A questi si devono aggiungere una quarantina di farmacisti con contratti a chiamata o comunque in situazione non stabile. Oggi la situazione è sicuramente peggiore perché registra qualche laureato in più e la fine delle assunzioni stagionali. Se si considera poi che sono in corso le ultime annualità di studenti iscritti all’università senza numero chiuso, è chiaro che il futuro non sarà roseo». I più colpiti, infatti, al momento sono soprattutto i giovani: «C’è sostanzialmente un blocco del turn over, mentre i collaboratori di media età sono ancora in uno sta to di tranquillità». Una situazione che stupisce visto che l’Emilia Romagna non è certo tra le regioni con l’economia più in difficoltà: «Per di più con il circolo vizioso che attira studenti: il rapporto sedi/iscritti è tra i più alti d’Italia». A essere additata tra le cause, la distribuzione diretta e il crollo del valore medio della ricetta, «arrivato a 14,80 euro, contro un valore di 49.500 lire (25,56 euro) del 2000. La nostra regione distribuisce anche 850mila pezzi l’anno e Rimini circa i due terzi del totale. Questo ha certamente portato la ricetta a perdere di valore, insieme però a un’appropriatezza prescrittiva portata all’estremo, con l’indicazione di farmaci sempre meno costosi». Si nota comunque una certa differenza tra le province: a Reggio Emilia, «l’ultimo report sull’occupazione che il Consiglio dell’Ordine ha valutato è di fine settembre» racconta il presidente dell’ordine locale, Enrico Bertazzoni, «su 652 iscritti abbiamo il 2% che è in una condizione critica, mentre il 7% soffre di una situazione non stabile, per il resto assistiamo a una condizione occupazionale fluida. Le cessazioni di lavoro sono seguite da una riassunzione più o meno certa nel giro di qualche mese, ma si ricorre sempre meno al tempo indeterminato e in alcuni casi possono verificarsi assunzioni mal retribuite se non peggio». Sta meglio la provincia di Rimini, che, continua Mignani, «ha il vantaggio di essere ad alta attrazione turistica, o Bologna con un tasso del 5,5%. Ma tolte queste, le altre arrivano anche al 15% di disoccupati». Le soluzioni? «Senz’altro il numero chiuso, ma anche la revisione della remunerazione e l’aumento del volume delle ricette in farmacia. Mentre non sono d’aiuto parafarmacie e nuovi concorsi, che non creano nu ovo lavoro ma producono soltanto un rimescolamento». E per quanto riguarda la farmacia dei servizi, aggiunge Bertazzoni, «è sempre esistita. Riguardo a certe materie, le leggi devono sì indicare una via, ma deve essere un’autostrada, non un vicolo buio e angusto. Oggi potrei pensare che dobbiamo diventare sempre più un a farmacia di relazionalità, con la persona al centro: e a questo proposito mi vengono in mente le realtà dell’associazionismo». 

Francesca Giani

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