Politica e Sanità
20 Novembre 2013Mi auguro che la battaglia contro la vendita delle farmacie comunali a Grosseto possa avere successo, ma in ogni caso è un’azione importante che mostra come i cittadini sentano questi presidi un servizio che gli appartiene. Da parte nostra continuiamo la nostra campagna presso i sindaci, ma siamo pronti a intraprendere qualsiasi azione, anche quella di rivolgerci alla Corte dei Conti. Commenta così Venanzio Gizzi (foto) presidente di Assofarm, la notizia riportata da alcuni quotidiani sul ricorso al Tar di tredici cittadini per ottenere la sospensione dell’iter di vendita delle farmacie comunali e concedere tempo al Consiglio per valutare l’ammissibilità del referendum consultivo firmato da 145 cittadini - che sarebbe vincolante per il comune – ritardando di conseguenza l’apertura delle buste con l’offerta fissata per il 3 dicembre. «Mi auguro che il referendum sia uno strumento efficace per bloccare la vendita e che, nel dettaglio della vicenda, il ricorso al Tar possa essere d’aiuto» spiega Gizzi. «Ma al di là degli strumenti utilizzati, ritengo significativo che i cittadini si siano mobilitati in difesa di un servizio che avvertono come di loro appartenenza. Qualsiasi azione contro la vendita delle comunali va compresa e stimolata». Da parte nostra, «continuiamo la campagna, scrivendo le nostre riflessioni ai sindaci. Noi siamo pronti al confronto. Ma siamo anche pronti a intraprendere qualsiasi azione in difesa delle farmacie comunali e non ho alcuna remora a rivolgermi alla Corte dei Conti. Al momento siamo vigili, ma è un’azione che stiamo valutando». Va bene la comprensione per i problemi economici che le amministrazioni stanno passando, «ma i sindaci non possono svendere il patrimonio dei cittadini. Una vendita non sarà mai in grado di remunerare il patrimonio sanitario e di presidio sul territorio che le farmacie comunali costituiscono. I sindaci, va ricordato, vendono insieme alla farmacia anche la convenzione con il Servizio sanitario». Le ragioni, «sono principalmente quelle di fare cassa. È un po’ la moda del momento: ma c’è da chiedersi perché non vengano venduti altri servizi davvero in perdita. Molte farmacie comunali sono in attivo o comunque possono fare attivo. Si tratta di valorizzare maggiormente il servizio e il ruolo di prevenzione che hanno». C’è poi un’altra questione: «I soldi totalizzati dalla vendita vengono spesi in iniziative che non producono reddito. Sarebbe necessario avviare un’interrogazione parlamentare o un’inchiesta per capire come vengono spese risorse che appartengono alla collettività». O, appunto, ricorrere alla Corte dei Conti.
Francesca Giani
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