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Politica e Sanità

21 Novembre 2013

Ricetta transfrontaliera, un modello dal Pgeu


Rimane ancora aperto il dibattito sulla forma e sui contenuti che dovrebbe avere la ricetta transfrontaliera, documento usato dal paziente per richiedere i farmaci di cui ha bisogno valido nelle farmacie di tutto il territorio dell'Unione europea. A fare il punto, su Farmacista33, Maximin Liebl del direttivo Fofi e presidente del Pgeu (Pharmaceutical group of the european union). «La ricetta europea» spiega «fa parte della direttiva 24/2011 sulla sanità transfrontaliera. Ogni stato definisce la sua ricetta europea che deve avere però delle informazioni minime», come i dati del paziente, del medico e del farmaco, illustrate nella direttiva EU 52/2012 che però tralascia di suggerire le lingue in cui debba essere redatta. La stessa direttiva, aggiunge Liebl, «avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri entro il 25 ottobre. Fino adesso lo hanno però fatto solo 2 stati. Il ministro Lorenzin ha detto che lo stato italiano la recepirà entro il 4 dicembre». Il Pgeu per facilitare il lavoro dei farmacisti ha proposto un modello di ricetta in Inglese e si è impegnato a raccogliere, e poi ridistribuire, i modelli che ogni rappresentanza nazionale dei farmacisti invierà alla sede di Bruxelles. Iniziativa ben accolta da Federfarma «che intende mettere a disposizione degli associati tutti i modelli, attraverso il sito Internet del sindacato» spiega Mauro Lanzilotto responsabile per gli Affari internazionali e delegato di Federfarma al Pgeu «anche se per ora nessun modello è pervenuto al Pgeu. Ricordo che il reciproco riconoscimento delle prescrizioni di farmaci (a esclusione dei farmaci che richiedono ricetta medica speciale) tra Stati europei è già previsto dalla normativa vigente, con le ovvie difficoltà pratiche che un farmacista può incontrare nella spedizione; lo so bene perché quando accade si rivolge giustamente a Federfarma per chiarire i dubbi». L'Italia per la sua posizione geografica (confina con quattro Stati) e per la caratteristica di essere un Paese turistico si trova frequentemente a dover gestire pazienti e prescrizioni straniere, «perciò» continua Lanzilotto «i farmacisti italiani beneficerebbero certo più di altri colleghi del recepimento della direttiva europea e della definizione di un modello condiviso di ricetta transfrontaliera, redatto almeno in due lingue, quella di origine e quella Inglese. Un percorso che certo si attuerà, ma non nei tempi previsti, probabilmente entro il primo semestre del prossimo anno». (E.L.)

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