Politica e Sanità
21 Novembre 2013«Il farmacista è una figura importante per gli stranieri, che ascoltano il consiglio molto più degli italiani. Per queste comunità siamo un vero punto di riferimento e di orientamento per la salute». «Spesso però è difficile comprendersi, non solo per la lingua ma anche per le differenze culturali e per la mancanza di una cultura di base su salute e sanità». Il racconto è di due farmacie comunali di Cinisello Balsamo, coinvolte nel progetto “Kedos – la salute non è straniera” che prevede la presenza in farmacia e in alcuni studi medici e pediatrici di mediatori linguistici culturali, oltre che in consultori e centri di aggregazione sul territorio. Il progetto, finanziato dal ministero dell’Interno, attraverso il fondo europeo per l''integrazione di cittadini di paesi terzi (FEI), è promosso dal comune di Cinisello Balsamo e dal Piano di Zona, insieme alle Cooperative La Grande Casa, Il Torpedone e Progetto Integrazione. «L’iniziativa è stata avviata l’anno scorso con l’obiettivo di favorire l’integrazione e adesso è stato rinnovata» spiega Marisa Franciosi, responsabile Acquisti Marketing ed Eventi dell’Azienda Multiservizi Farmacie Spa. «Il mediatore è presente qualche mezza giornata in orari determinati e ha la funzione di tradurre e spiegare le posologie dei farmaci, il funzionamento di apparecchiature e strumenti sanitari, ma soprattutto orientare nell’offerta del servizio sanitario nazionale e dei servizi sul territorio. A oggi il servizio è attivo presso due farmacie comunali di Cinisello Balsamo e una privata, oltre a due studi medici ma dovrebbe aggiungersi un’ulteriore farmacia comunale. Per ogni farmacia è stata individuata la comunità straniera più presente nella zona di riferimento: così in due farmacie c’è un mediatore di lingua araba, nell’altra di lingua slava mentre in quella che si unirà al progetto uno di lingua cinese». Ma la difficoltà dei pazienti non è solo legata alla lingua: «Spesso tra gli immigrati c’è un approccio al farmaco e alla terapia diverso. Per esempio nel mondo arabo è l’uomo che si relaziona al medico e al farmacista anche per i problemi della moglie e la presenza del mediatore contribuisce a interagire con la donna e a parlare di problematiche femminili». «Spesso i pazienti non sanno neanche che cosa è una supposta» è il racconto di una farmacia «perché manca proprio una cultura di base sulla salute e sulla sanità. Con il mediatore possiamo far capire l’utilizzo dei farmaci ed evitare errori grossolani». «Da noi» spiega Giuseppa Caterina Palaia, direttore della farmacia 08, «il mediatore è presente due pomeriggi a settimana ma servirebbe tutti i giorni. Spesso siamo costretti a dare appuntamento al giorno in cui c’è il mediatore, ma il problema è che con i farmaci non sempre l’intervento è rimandabile. Devo dire poi che spesso il farmacista è un vero punto di riferimento per gli stranieri, non solo per il farmaco ma anche per piccoli problemi di salute, tanto che seguono con estrema fiducia il nostro consiglio, spesso più degli italiani. A volte può succedere che il paziente esca dal medico senza aver capito che cosa deve fare e così si rivolge a noi. Noi li aiutiamo fino a dove è possibile, però di solito tra la spiegazione del medico e la nostra si orientano».
Francesca Giani
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