Politica e Sanità
25 Novembre 2013Modifiche regolamentari per rendere l’Enpaf uno strumento più flessibile nei confronti dei farmacisti collaboratori. A chiederle a gran voce all’ente previdenziale di categoria, come preannunciato a Farmacista33 dal neoeletto presidente Silvera Ballerini, è la Federazione nazionale associazione farmacisti non titolari (Conasfa). Le criticità segnalate dall’associazione all’Enpaf sono molte e riguardano diversi aspetti e diverse tipologie di lavoratori. L’obbligo al pagamento dei contributi Enpaf, spiega il documento, pesa sia sui farmacisti collaboratori più anziani sia sui più giovani, che pur potendo optare per la quota di solidarietà versano contributi a fondo perduto. Conasfa si sofferma su alcune tipologie contrattuali: dai borsisti che devono pagare la quota intera Enpaf a fronte di redditi annuali di circa 10.000 euro lordi, ai precari e ai lavoratori a termine, la maggior parte dei quali non riesce in un anno a superare i 6 mesi e un giorno di lavoro, perdendo così il diritto alla riduzione. In più, continua il comunicato dei non titolari, questi colleghi a fine carriera, difficilmente riusciranno a maturare i requisiti per percepire una pensione Enpaf e non avranno diritto alla restituzione dei contributi versati dopo il 2003. Ma i rilievi dell’associazione dei non titolari non finiscono qui. Ci sono, continua il comunicato, colleghi che hanno intrapreso stage e si sono visti recapitare cartelle Enpaf con metà della quota intera, perché lo stage non è riconosciuto come esercizio della professione. Non solo, questi colleghi si vedono costretti a versare all’Enpaf la quota di solidarietà, pur percependo come stagisti “rimborsi spese” lordi di circa 400-500 euro, con sensibili differenze da regione a regione. Situazione «evidentemente insostenibile» secondo Conasfa. Infine il capitolo dei farmacisti disoccupati che devono continuare a pagare la quota Enpaf, anche se ridotta, e dopo 5 anni di disoccupazione devono pagare la metà quota intera, con la conseguenza di doversi cancellare dall’ordine ed auto-espellersi dal mondo del lavoro. Da qui l’appello all’Enpaf perché intervenga al più presto.
Marco Malagutti
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