Politica e Sanità
28 Novembre 2013Tra le farmacie di comunità inglesi cresce del 15,9% il Medicine use review (Mur), mentre si rileva una flessione dei servizi locali di secondo livello legati a patologie e disturbi minori, quali, per esempio, il sostegno all’abbandono del fumo. Il dato, relativo all’ultimo anno, è stato reso noto dall’Health and social care information centre che ha fatto il punto sui servizi erogati per il Nhs dalle farmacie in Inghilterra. Secondo i dati, tra il 2012 e il 2013 sono stati 2,8 milioni i servizi legati al Mur, contro i 2,4 milioni totalizzati tra il 2011 e il 2012, con una crescita del 15,9%. Mentre i servizi locali di secondo livello sono passati nello stesso periodo da 29.283 dell’anno precedente a 28.507, con una flessione del 2,7%. A fare il punto sull’andamento del Mur in Italia, è stato il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, nella sua relazione durante il Consiglio nazionale: «Al momento si sta finalizzando la seconda fase, cioè la raccolta del feedback dei pazienti e dei medici di famiglia attraverso una serie di focus group». Ma intanto «disponiamo già di alcuni dati preliminari sull’esperienza dei pazienti, tutti più che positivi: il 75% conferma di avere ricevuto benefici, l’84% dichiara di essere più soddisfatto dei farmaci che assume e un paziente su due vorrebbe ripetere l’esperienza come follow-up». Ora, continua, «stiamo valutando gli ultimi dettagli sulla tappa successiva del nostro progetto: la realizzazione di uno studio randomizzato e controllato che valuti l’impatto clinico dell’intervento del farmacista e le sue ricadute economiche in termini di contenimento dei costi diretti e indiretti della malattia. Con l’occasione verrà anche allargato il numero dei centri coinvolti nella sperimentazione che finora aveva riguardato quattro provincie, Brescia, Pistoia, Torino e Treviso». Mandelli ha anche ricordato gli effetti economici dell’esecuzione del Mur sui pazienti asmatici: «Uno studio canadese ha rilevato un abbattimento dei costi sanitari diretti: riduzione del 50% nell’uso di farmaci beta-agonisti; riduzione del 75% delle visite mediche e degli accessi al pronto soccorso e una caduta del 60% delle giornate di lavoro/studio perse».
Francesca Giani
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