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Politica e Sanità

15 Gennaio 2014

Tavolo per la farmaceutica, Scaccabarozzi: riparta al più presto


Far ripartire il tavolo per la farmaceutica presso il ministero dello Sviluppo economico. A sottolineare l’urgenza è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi (foto), a margine dell’incontro “Assistenza farmaceutica: equità, accesso, partecipazione”, svoltosi ieri a Roma. Il tavolo, infatti, come ribadito in più occasioni dal presidente di Farmindustria, è fermo da mesi, nonostante i ripetuti annunci da parte del Governo di una imminente ripresa del dialogo. «Il governo, con la legge di stabilità, ha fatto il “suo”: ci ha promesso stabilità - ha sottolineato Scaccabarozzi - e ha mantenuto la promessa. Questo è un segnale importante, dimostrato dal fatto che gli studi clinici in Italia sono in aumento e ciò indica - ha aggiunto - che le aziende stanno ancora investendo». È «però vero - ha concluso il presidente di Farmindustria - che ora abbiamo di fronte il problema del ripiano della spesa ospedaliera, che sarà “scioccante” soprattutto per le imprese che hanno tale mercato». L’auspicio di Farmindustria è che si arrivi a una spending review responsabile che non riproponga tagli lineari. Scaccabarozzi aggiunge anche come il settore farmaceutico abbia «chiuso il 2013 senza tagli, ma con una redditività sotto pressione e nei prossimi mesi le imprese faranno i conti con i pesanti “payback” per lo sfondamento del tetto di spesa, con costi per alcune imprese di diverse decine di milioni». Ciò, ha rilevato Scaccabarozzi, «in una condizione nella quale la pressione fiscale sulle imprese in Italia è più che doppia rispetto ai nostri Paesi concorrenti». L''Italia inoltre, ha concluso il presidente di Farmindustria, «detiene il record europeo di vincoli burocratici, nazionali e regionali, per l''accesso ai nuovi farmaci». A fronte di tali difficoltà, ha concluso, «non è vero che la Sanità in Italia spenda troppo, poiché i confronti internazionali del Fondo monetario internazionale mostrano che la nostra incidenza sul Pil (7,2%) è più bassa rispetto ai “Big Ue” (8%) ed è destinata a crescere da qui al 2030 meno che negli altri Paesi».

Marco Malagutti

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