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Politica e Sanità

20 Gennaio 2014

Ripresa per il farmaco. Scaccabarozzi: dopo manovre dissennate urge stabilità


«Il peggio sembra passato, le imprese del farmaco ci ricominciano a chiedere laureati dopo due anni di grande crisi in cui l’industria farmaceutica italiana ha perso 11500 addetti». Infondono ottimismo le parole di Andrea Gazzaniga docente del corso di laurea di Scienze del Farmaco all’Università di Milano, organizzato da Afi con il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. «L’assenza di tagli alla farmaceutica nell’ultima Finanziaria – conferma Scaccabarozzi -contribuisce a uno scenario di stabilità. I segni di ripresa ci sono. Già nel 2012 il 12° rapporto sulla sperimentazione clinica dell’Agenzia del Farmaco fa registrare una crescita degli studi clinici del 3% - nel 43% dei casi sono studi di I e II fase che dovrebbero proseguire qui- ma resta da recuperare molto rispetto al 2008 quando erano in corso 200 studi in più dei circa 700 attuali». Scaccabarozzi ricorda politiche dissennate come quella sui farmaci innovativi, tutti registrati inizialmente per uso ospedaliero. «Per il 2013, con il governo precedente, il nostro paese si impose di ridurre il tetto per la farmaceutica ospedaliera del 18%; ad aprile di quest’anno alcuni produttori di antitumorali dovranno restituire 50 milioni: 100 miliardi di vecchie lire sottratti anche alla ricerca». Scaccabarozzi ribadisce come l’industria, settore ad alto valore aggiunto, abbia già dato: «La spesa farmaceutica è il 15% della spesa sanitaria; se si taglia del 10% si risparmia un 1,5% sulla spesa totale ma non si taglia il resto che è cresciuto mentre il nostro settore veniva fermato da anni di manovre». All’autolesionismo dello stato, nel ripiano della spesa si aggiunge quello delle regioni. «L’eccedenza che l’industria ricava rispetto al tetto stabilito dallo stato deve restituirla, e la restituzione avviene includendo –nelle regioni dove c’è – il costo sostenuto dal cittadino per il ticket, un costo che invece la parte pubblica non si è sobbarcato; l’industria deve togliere ai propri introiti, e ai propri investimenti, soldi che non ha preso. Con il paradosso che la regione che più mette ticket ottiene un ripiano maggiore».

Mauro Miserendino

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