Politica e Sanità
21 Gennaio 2014«Noi ci stiamo attivando come Regione Veneto perché ci siano accordi locali che diano validità alle ricette tra regioni confinanti. Un accordo nazionale, da conseguire al Tavolo Governo- Regioni mi vedrebbe favorevole, ma non mi sembra così praticabile». Luca Coletto, assessore alla sanità della Regione Veneto e presidente della Commissione Salute, che riunisce gli assessori alla Sanità delle Regioni italiane, commenta così il problema della non spendibilità delle ricette da una Regione all’altra, sollevato nei giorni scorsi a Farmacista33 da Giuseppe Fornasa, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Mantova. «È evidente» spiega Coletto «che le Regioni a mobilità passiva, in particolare quelle del Sud perciò, avrebbero qualche resistenza ad accettare un accordo nazionale che le penalizzerebbe dal punto di vista economico. Un atteggiamento comprensibile» continua «per realtà che hanno bilanci da sanare. Ma se i colleghi dessero il via libera io sarei del tutto favorevole» conclude l’assessore veneto. E a confermare che in Veneto ci si sta muovendo per gestire la questione a livello locale è il presidente di Federfarma Verona, Marco Bacchini, in coincidenza dei primi passi per una stipula di un accordo con il Trentino. «Per ora siamo nella fase iniziale, nella quale abbiamo valutato quante sono le farmacie interessate a un accordo» spiega Bacchini. «Come Federfarma Verona abbiamo individuato 5 farmacie che chiedono di essere inserite nell’elenco che dovrà essere definito e recepito nell’ambito del Protocollo di intesa per il prelievo dei medicinali nelle zone di confine regionale, di prossima attuazione fra la Regione Veneto e il Trentino Alto Adige». Il modello da seguire è questo, comunque per Bacchini che spiega come già sia stato utilizzato con successo in un accordo con la Regione Lombardia. «Le farmacie di confine tra Veneto e Lombardia possono accettare le prescrizioni farmaceutiche di entrambe le Regioni: tutto per agevolare i pazienti che vivono a cavallo dei due territori» sottolinea il presidente di Federfarma Verona, che preannuncia come ci sia l’intenzione di allargare l’accordo esistente. «Si tratta di un servizio importante per le zone di confine» aggiunge «che consente ai pazienti di ricevere i farmaci prescritti in regime di Ssn in entrambe le regioni, mentre ora le ricette hanno validità solo nella regione di appartenenza del medico prescrittore. Auspichiamo che l’accordo possa essere stipulato nel più breve tempo possibile». Ancora nessuna intesa all’orizzonte con l’Emilia Romagna, invece, ma, come sottolinea Bacchini «si tratta di accordi piuttosto complessi e in futuro, con l’avvento della ricetta elettronica, lo saranno ancora di più. In Veneto, per esempio, stiamo per partire con la digitalizzazione, ma se nella Regione confinante non accade altrettanto accettare la prescrizione da un’altra Regione risulterà più complesso».
Marco Malagutti
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